Un uomo. Uno scrittore. Orfano del mondo, vedovo. Beneficiario di una figlia e di qualche libro diseredato. Un giorno vince il premio Nobel. E quel giorno sua figlia muore. Allora l’uomo propone, non si sa bene a chi: “Restituisco il Nobel, ridatemi mia figlia”. Ma il Nobel gli resta, e la figlia resta morta. Poi l’uomo terrà, in un transatlantico, una conferenza sulla “sincronia del dolore e della gioia, del coltello e della carezza” e le darà per titolo: “Non sono uno scrittore, ma un flipper”.
Tag: scrittura
Un estratto dall’estratto che ho letto alla festa di WATT
Dal suo angolo l’adolescente rincasa nel bambino, nel figlio perpetuo che se parlasse produrrebbe falsetto, lamenti, ma emette giusto uno sguardo sul vecchio mondo che risorge. Il lanificio. Il maglificio. La maquiladora. Il libero scambio. Le dodici ore. La produttività. La famiglia, la collaborazione e il solvente. La sabbiatura dei jeans. La scoloritura. La silicosi. Il marcatempo, il flusso. Lo sversamento e lo scolo. Il trono. La madre. Il padre. Il mare macchiato. Il catrame sulla spiaggia. Il getto perpetuo della realtà. La vita che disbosca la vita fino alla fine del bosco. Non c’è più progetto. Non c’è più tempo se non il tempo passato. Il rigurgito di ieri. Vomitare ieri e cibarsene. Obbedire alla realtà. Aspettare di non essere mai pronti. Acconsentire al potere che sbaglia. Accettare che la vita sia un assassino.
(da WATT 3,14)

Dalla vita e dai sogni di Jeanne Cară – un mio pezzo su Nazione Indiana
AL PRINCIPIO – di questi – anni trenta – del ventunesimo secolo – la fanciulla Jeanne Cară – fanciulla non più – né selvaggia – ma coraggiosa e – ospite di un corpo – che Jeanne non volle ritoccare – contenere – mascherare – ospite del corpo che per vita – naturalezza – o abuso – è diventato il suo corpo – fissato in una tuta che – ne puntella la sagoma – o forse il budino – accende il computer dove vivrebbe – per scardinare i tumori – gli infarti – l’affanno dei rimedi – l’Alzheimer – con l’upload prematuro – della psiche – nel computer – nel disco rigido – che diventerebbe – la sua memoria – il suo Io – e Jeanne Cară parla alla macchina – conversa – ascolta – Cos’hai mangiato – per cena? – che film – vuoi vedere? – Un vecchio Truffaut – per cortesia – stanotte desidero – un vecchio Truffaut – per compagnia – e la donna – e il computer – e la stanza – e la sera – e non ho altro da aggiungere.

Un ragionamento di Paolo Giovannetti su Città distrutte
Riporto un estratto da Paolo Giovannetti, Quel babbeo di David Copperfield, in Vittorio Spinazzola (a cura di), Tirature ’13. Le emozioni romanzesche, il Saggiatore / Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, 2013, pp. 21 e 26. Continua a leggere “Un ragionamento di Paolo Giovannetti su Città distrutte”
