Compagnia dei miei sogni

Si dorme. Entri in scena la compagnia che rappresenta i miei sogni. In un teatro di provincia della psiche, ed è notte. Palco e sedili sono di sughero. Il sipario è di carta di riso. Il primattore è il suggeritore. Il regista vende i biglietti. I personaggi appariranno stonati, sfocati. Non loro. Loro. Non il mio gatto. Il mio gatto. Non l’amica, la madre, il padre. L’amica, la madre, il padre. La piccola compagnia non s’immedesima né strania, piuttosto usa il metodo dell’impaludarsi. Gli attori anche sono di sughero. Gli abiti di scena son sugherati. Gli attori in realtà sono di…

Un sogno #3

Sulla scorza – di un VHS – senza colore come certi fenomeni – del sogno, del ricordo o del passato – appare – Riccardo Schicchi – seduto sullo sgabello – serio – la giacca, la camicia, la cravatta – da uomo Facis – presenta – la fanciulla Jeanne Cară – seduta sullo sgabello – sfrontata – Jeanne spazzola la cipria sugli occhi – da sinistra verso destra – e indietro – ma non chiude le palpebre – Jeanne guarda – qualcosa o qualcuno – un orizzonte – col disprezzo per il bisogno proprio e altrui – non necessitosa – contenta della…

Un sogno #2

Un uomo – da una carrozza bianca – immerso nel profumo che maschera – i corpi non lavati – del passato – o forse del sogno – annuncia – malinconicamente – a una donna – che è finita – nell’avorio – dei loro vestiti – delle piume e dei ventagli – nell’oro dei bottoni e delle corde che stringono – l’uniforme – nel verde – scuro – della foresta – al crepuscolo – quest’uomo – si sporge – dalla carrozza – dal finestrino – attraverso il labbro e dai baffi – e: Addio – separiamoci – spezziamoci – farò di tutto per…

Un sogno

Ho sognato che Fidel Castro girava un documentario su Gregory Peck. Lo riprendeva durante un monologo in una piantagione di canne da zucchero. Lo inquadrava dal basso. Fidel Castro, sdraiato per terra con la telecamera nascosta in una valigia di pelle, istruiva Gregory Peck in spanglish o qualcosa di simile: “sigue hablando hasta que we show some photos of your family life”. Anche Gregory Peck aveva la barba. E parlava, parlava… Ora che ci penso, forse non era Gregory Peck. Forse era Julio Cortázar. (L’altra notte mi sono preparato un paio di rum&cola. Poi però mi sono accorto di non averci…

Sogno #1

Ho sognato che stavo a New York anni 80. Forse Hell’s Kitchen. Alle prese con un gruppo di teppisti. Dalla mia stanza, scostando la tenda, li vedo che provano a rubare un’auto. Vedo un messicano enorme: gli faccio cenno di andarsene. Poi per la follia del sogno esco in strada e loro m’inseguono. Il messicano mi blocca da dietro e solleva. Di fronte, un nero o portoricano mi riempe di pugni. Arriva la polizia e spara al capo, Peter Falk giovane, molto giovane, che muore dissanguato in un sottoscala piangendo e chiamando la fidanzata. Lo so, non è un sogno politically…