Daniele Giglioli, Raffaele Manica e Matteo Marchesini sono i tre (straordinari, IMHO) critici letterari selezionati per la 39esima edizione del Premio Mondello. Succedono a Massimo Onofri, Domenico Scarpa ed Emanuele Trevi. Spetterà a loro selezionare i tre vincitori del premio Opera italiana, che poi si andranno a contendere il Super Mondello. La scrittrice Melania Mazzucco, invece, selezionerà il vincitore del premio autore straniero. Riproduco di seguito il comunicato stampa integrale. Continua a leggere “Daniele Giglioli, Raffaele Manica e Matteo Marchesini sono i nuovi giurati del Premio Mondello”
Mese: febbraio 2013
Cucinare il timballo di maccheroni de «Il Gattopardo»
Una sera, tra le tavole imbandite e i vassoi di Donnafugata, appare Angelica. È la prima volta e il principe e la principessa di Salina, con Tancredi, la guardano stupiti dalla sua bellezza. Il pasto si apre con l’ingresso di tre timballi di maccheroni.
«L’aspetto di quei monumentali pasticci era ben degno di evocare fremiti di ammirazione. L’oro brunito dell’involucro, la fragranza di zucchero e di cannella, non erano che il preludio della sensazione di delizia che sprigionava dall’interno quando il coltello squarciava la crosta: ne erompeva dapprima un fumo carico di aromi e si scorgevano poi i fegatini di pollo, le ovette dure, le sfilettature di prosciutto, di pollo e di tartufi nella massa untuosa, caldissima dei maccheroni corti, cui l’estratto di carne conferiva un prezioso color camoscio.»
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La scrittura secondo Alain
Il giorno che espressi un’inclinazione distratta per la scrittura, mio padre ricopiò un pensiero di Alain su un foglio e me lo diede. Ogni tanto il foglio rispunta dalle pagine del Gabrielli, dove e quando vado a cercare sinonimi.
La scrittura
«La scrittura naturale è un gesto fissato. La mano si arma di una bacchetta e segna un punto sulla sabbia dove traccia un limite con il gesto stesso che lo indica. E l’azione, che è il primo gesto, lascia anche tracce, sulla terra, sull’erba vergine, nella foresta. Le tracce dell’amico e del nemico, degli animali e del leone, furono la prima scrittura. Leggere fu un “completare” andando dal segno al leone.
La riflessione davanti a questi segni fissati sul suolo, fu senza dubbio il primo sforzo del cervello umano. Perché, dato che i segni non fanno che apparire e scomparire, l’immaginazione è senza disciplina, mentre la percezione del segno (della pista) resta, formando così un centro d’attenzione al quale i folli pensieri sono costantemente restituiti.
Ne deriva che il piacere di leggere è senza misura, persino quello di leggere ciò che si sa: ed è il primo rimedio alla noia, a tutte le passioni e, generalmente, a quegli incoerenti sforzi che sono il lavoro di uno spirito senza oggetto.
La nostra A somiglia ancora all’alfa dei greci, che non era che l’immagine semplificata di una testa di bue.»
15 2 2013


