Zuppa di pesce all’Hawaiana (Kipling, «Capitani coraggiosi»)

Il giovane Harvey, ragazzo americano miliardario, cade in acqua scivolando sul ponte del transatlantico che deve portarlo in Europa. Viene acciuffato e salvato da Manuel, comandante della goletta We’re here (Siam qui) che gira per i mari del nord dietro ai grandi banchi di pesce. Come si sa, Capitani coraggiosi è la storia un po’ fiabesco-colorata e un po’ realistica di un apprendistato, di un passaggio dall’infanzia alla giovinezza, sperimentando i naufragi e i marosi degli oceani (e della vita).

In pochi mesi, aiutato da Manuel e soprattutto dal giovane Dan, Harvey cessa di essere «un oggetto di gran lusso con la marca di fabbrica ben visibile» e diventa uomo. Il passaggio di status è segnato da subito. Dopo essere stato ripescato in mare, Harvey si sveglia su un pagliericcio e divora un rusticissimo piatto di pezzetti di maiale arrostiti. Poi, all’ora di cena, «Harvey seguì Penn e sedette a tavola davanti a una gamella di stagno piena di lingua e interiora di merluzzo insieme a pezzetti di lardo e a patate fritte. Vicino alla gamella trovò una pagnotta di pane ancora caldo e una tazza di caffè nero molto forte. Affamati com’erano, attesero tuttavia che Pennsylvania recitasse solennemente la benedizione. Poi, si ingozzarono in silenzio, finché Dan, riprendendo fiato sopra la sua gamella, chiese ad Harvey come si sentisse, “Sono sazio, però c’è posto per un’altra gamella”».

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Continuità del copia e incolla

Amos Oz, in un brano tratto da Una storia di amore e tenebra (traduz. di Elena Loewenthal), racconta un episodio che riguarda suo padre, il quale…

«a quel tempo era tutto preso dalle letterature dell’Antico Oriente, accadi e sumeri, Babele e Assiria, gli antichi reperti di Tel Amarna e Ahtushash, la mitica biblioteca del re Assurbanipal che i greci chiamavano Sardanapalos, l’epopea di Gilgamesh e il breve mito di Adapa. Pile di libri e lessici s’accumulavano sulla sua scrivania, circondati da una schiera di schede e foglietti. Ora di nuovo cercava di divertire mamma e me con una delle sue solite storielle:

se rubi la tua sapienza da un libro solo sei un ladro letterario. Un plagiatore. Ma se rubi a piene mani da cinque libri, non sei più un ladro bensì uno studioso, e se poi ti industri a saccheggiare da ben cinquanta libri, allora assurgi al grado di luminare».

Accadeva più di mezzo secolo fa. Questa pagina di Oz m’è tornata in mente leggendo Il sapere nella rete, una conversazione tra Stefano Moriggi e Raffaele Simone trascritta sul numero 361 di Aut Aut, ma avvenuta a Udine il 12 maggio 2013 nell’ambito degli incontri di “Vicino/lontano”.

Riporto qui sotto un passaggio (pp. 330-332) dove Simone torna su un tema già esposto in Presi nella rete (Garzanti 2012), saggio nel quale il linguista ha denunciato la trasformazione della lettura, della scrittura e della stessa intelligenza con l’avvento della mediasfera Continua a leggere “Continuità del copia e incolla”

Il romanzo e i prototipi

«Per parlare dei prototipi bisogna comprendere che lo scrittore si accosta al lavoro comune delle generazioni, trova una soluzione, comprendendo compiutamente quanto gli altri non hanno compreso e perciò, talvolta, quello che noi riteniamo un prototipo può risultare in testa all’opera d’arte. Talvolta è come se la realtà realizzasse ciò che lo scrittore aveva previsto, quasi calcolato. La realtà si dimostra la scoperta di ciò che era già stato anticipato, costruito.»
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Viktor Šklovskij, Tolstòj, il Saggiatore 1978, traduzione di Maria Olsúfieva, p. 302.

Tòlstoj