Marmellata di lamponi e gelatina di lamponi (Lev Tolstoj, «Anna Karenina»)

«Per un secondo sentì che condivideva il sentimento di Agafija Michàilovna, e cioè la scontentezza perché si cuocevano i lamponi senz’acqua e in generale per l’influenza estranea scerbatskiana. Però sorrise e si avvicinò alla moglie». Così Lévin, in Anna Karenina, percepisce che fra l’amore (quello maiuscolo: cioè, con tutte le risposte possibili) e sua moglie Kitty Scerbàtskaja lo scarto appare anche in forma di acqua nella marmellata. Molti anni dopo, Viktor Sklovskij in Zoo o lettere non d’amore scrive che «si irritava Lévin…quando vedeva che in casa cuocevano la marmellata non secondo il suo metodo, ma secondo quello della famiglia…

Il romanzo e i prototipi

«Per parlare dei prototipi bisogna comprendere che lo scrittore si accosta al lavoro comune delle generazioni, trova una soluzione, comprendendo compiutamente quanto gli altri non hanno compreso e perciò, talvolta, quello che noi riteniamo un prototipo può risultare in testa all’opera d’arte. Talvolta è come se la realtà realizzasse ciò che lo scrittore aveva previsto, quasi calcolato. La realtà si dimostra la scoperta di ciò che era già stato anticipato, costruito.» . Viktor Šklovskij, Tolstòj, il Saggiatore 1978, traduzione di Maria Olsúfieva, p. 302.

Viktor Šklovskij, Lettera sesta

«Mi hai dato due incarichi. 1) Non telefonarti. 2) Non vederti. Adesso sono un uomo occupato. C’è anche un terzo incarico: non pensare a te. Ma tu non me l’hai affidato. Tu stessa talvolta mi chiedi: – Mi ami? Allora so che è il momento del controllo dei posti. Rispondo con la diligenza del soldato del genio, che conosce male il regolamento della guarnigione: . – Posto numero tre, ma non lo so di preciso, il posto di guardia è vicino al telefono e sulle vie dalla Gedächtniskirche fino ai ponti sulla Yorckstrasse, non oltre. Consegne: amare, non incontrarsi, non scrivere lettere….