Primo settembre 1915

Il primo settembre del mille novecento quindici, novantotto anni fa, nella casa del capostazione di Enna nasceva il decimo figlio del capostazione; nasceva mio padre. Qui, da Città distrutte, la pagina che racconta la nascita di Pietro Migliorisi con parole mie e parole di mio padre, con parole (forse) del mondo:

Estratto dalla mammana l’ultimo giorno di agosto e in coda a nove tra fratelli e sorelle strilla nel fischio dei treni ma nessuno lo sente a seicento metri sul mare in un posto che è Sicilia senza sembrare, terra di nebbie e cucuzzi, di geli notturni, dove l’inverno è inverno – Castrogiovanni (oggi invece si chiama Enna). Ha l’aspetto di un ragno perché si contorce nel nero dell’amniotico. Sul piede destro indice e medio sono appiccicati. Sul pene il prepuzio è otturato. Per «togliere il tappo» la comare usa «uno spillo» e le orina sul viso un bambino che «solo a vederlo fa cilecca», «misero e rincagnato», «sghembo di collo, camuso il naso». Il padre capostazione lo «scruta acidamente» e dice: «Ecco, è difetto di spacchio», «ma è colpa mia, l’ho fatto vecchio».

Il pane dei francesi

Dopo l’incidente di Maria Antonietta i francesi non hanno perso un colpo né un giorno nello sfornare pane. L’hanno sfornato buono, caldo, croccante in particolare a Parigi. A tutte le ore i francesi sfornano pane così da evitare ricadute asburgiche o nostalgie borboniche. Sulla boulangerie s’impernia giustamente la democrazia francese. Laggiù portano il pane sotto l’ascella perché libertà, eguaglianza e fratellanza sono difficili da incartare.

Memoriale

Gli asparagi, le fragole, l’uovo cotto nell’acqua, la crusca, il minestrone, la pasta di crusca, il sugo senza soffritto, l’hamburger, il passato è in esubero, cinque anni senza timballi, le fragole, gli asparagi, il presente è precario, l’odore della cucina materna, l’odore della cucina paterna, sei anni senza lasagne, il dolce va bene ma solo di frutta, il futuro è insolvente, le mani del primario sulla cicatrice che taglia l’addome, che racconta il viaggio nel passato in esubero, la cicatrice è la strada che l’addome mostra al primario che tasta e il primario accelera e prescrive gli asparagi, le fragole, l’uovo cotto nell’acqua, la crusca, il minestrone, la pasta di crusca, il sugo senza soffritto, l’hamburger e il primario è in esubero, il primario è al gratin, la cicatrice aglio e olio, la crusca bruciata viva a Rouen, l’uovo cotto nell’acqua assassinato a Brest, gli asparagi processati a Norimberga, dichiarati colpevoli, impiccati e in un bunker a Berlino: la cicatrice sull’addome suicida, senza respiro, un culo di sacco. Ciò che resta dell’addome sopravvive. La cicatrice sta nel libro di storia, nel memoriale.