D. «Allora, è soddisfatto?»
H. «Direi proprio di sì. Me la sono sudata, ma alla fine il successo è arrivato».
D. «C’è voluto molto?»
H. «Guardi. Vent’anni fa ero un tasto inutile, in fondo a destra sul display del telefono. Buono solo a replicare chiamate…»
D. «E oggi?»
H. «E oggi sono il re della comunicazione».
D. «Esagerato!»
H. «Non sono io a dirlo. S’informi in giro».
D. «Già fatto, non si preoccupi. Progetti per il futuro?»
H. «Un tasto tutto per me. Questa storia del “Ctrl + Alt + à” deve finire. È una vergogna. Ho lanciato una petizione online. Mi raccomando, lo scriva».
D. «L’hanno paragonata alla Chiocciola. Come sono i rapporti tra voi? C’è rivalità?»
H. «Assolutamente no! Stimo molto @. Le siamo tutti debitori. Ma io…»
D. «Ma lei?»
H. «Io credo che durerò più a lungo».
D. «Qualcos’altro da aggiungere?»
H. «Sì: non chiamatemi più “Cancelletto”. Lo scriva».
D. «D’accordo. “Cancelletto” no more».
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+++ Da: «Non chiamatemi più Cancelletto. Intervista all’Hashtag», novembre 2014 +++
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D. «Ormai ha raggiunto la mezz’età. Qualche bilancio?»
H. «Sono nato in un’epoca che aveva gran varietà di “-ismi” e due soli modelli di telefono (col filo, senza filo). Mi ritrovo in un’epoca che ha gran varietà di telefoni e due soli modelli di “-ismo” (populismo, neoliberismo)».
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+++ Intervista all’Hashtag, parte 2 +++
Scrittori in tempi di guerra: Stefan Żeromski

«La guerra divenne l’elemento vitale del tenente Leszek Snica. Confessava a se stesso e agli amici che la guerra, da quando l’aveva conosciuta, era diventata nel suo intelletto quasi una prosecuzione, un ampliamento dell’attività artistica, un fiore che affondava le sue radici nella vita dell’uomo forte, dell’uomo creatore. Finalmente era caduto dalle sue possenti braccia creatrici tutto ciò che era meschino lavoro, preoccupazione di procurarsi cibi, bevande, indumenti, di sostenere famiglia. Era caduto come un inutile straccio. Tutto gli veniva consegnato in forma matematicamente perfetta, esatta, affascinante, ad una semplice richiesta: armi, indumenti, cibi, bevande, mantenimento della moglie e del figlio erano procurati con una puntualità al secondo da quella immane, complessa ed oltremodo possente macchina, che tutto pensava e tutto faceva ad un tempo, rispondente al nome di “Austria”. La sua vocazione di uomo, di marito, di creatore (la cui forza prorompente era guidata dalla saggezza) era diventata il valore, proprio il fine cui l’uomo creatore dovrebbe essere predestinato sulla terra. Quando il tenente Snica paragonava la sua vita precedente in Italia, una vita da furfante, da affamato, da vagabondo e da mezzo lazzarone, da “artista pittore”, con la sua attuale forza, tremava d’ira e vibrava di estasi. Là una nullità, qui un potentato. Potentato effettivo. La guerra aveva fatto sì che il mondo si spalancasse al suo sguardo intrepido e al suo pugno serrato. Continua a leggere “Scrittori in tempi di guerra: Stefan Żeromski”
Cade il Muro di Berlino (Cronache del Muro #7)

9 novembre 1989
9.00. Il Politbüro della Sed incarica quattro funzionari del ministero dell’Interno e della Stasi di riscrivere il progetto di legge sulla libertà di viaggio ed espatrio. Si concorda sulla necessità di abolire ogni restrizione, in futuro, sul varco dei confini tra DDR e Stati confinanti.
15.00. Il progetto di legge è pronto.
16.00. Egon Krenz presenta il progetto di legge al comitato centrale della Sed e convoca una conferenza stampa.
18.00. Durante la conferenza stampa in diretta televisiva internazionale il portavoce della Sed, Günter Schabowski, annuncia la legge sulla libertà di espatrio. Il corrispondente dell’agenzia Ansa da Berlino Est, Riccardo Ehrman, gli chiede quando entrerà in vigore. Schabowski risponde: “Da subito!”
19.05. L’Associated Press lancia la notizia: “La DDR apre le frontiere”.
19.41. Lancio della Dpa: “La frontiera della DDR… è aperta”.
20.15. I primi berlinesi dell’Est iniziano a varcare il confine a Bornholmer Strasse. Nel giro di un’ora passano da 80 a mille persone.
22.28. La tv della DDR prova ad arrestare il flusso, annunciando che non si può varcare il confine senza autorizzazione documentata. Migliaia di persone si accalcano davanti alla dogana di Bornholmer Strasse. La folla preme contro le transenne, aggira i controlli doganali, corre verso il Muro ed entra a Berlino Ovest.
01.00-02.00. Migliaia di berlinesi dell’Est e dell’Ovest scavalcano il Muro, passeggiano davanti alla Porta di Brandeburgo e nella Pariser Platz, ballano sul Muro, iniziano a distruggere il Muro con martelli e scalpelli.
Fonti
www.ddr-im-www.de/Geschichte/1989.htm (link morto, 17.3.2019)
www.chronik-der-mauer.de
Mezzo milione ad Alexanderplatz (Cronache del Muro #6)

4 novembre 1989. Berlino. Mezzo milione di persone manifestano ad Alexanderplatz per la libertà di opinione, di informazione e di associazione. Dai palazzi del potere, assediati, i membri della Sed osservano. Truppe di “volontari” si schierano a difesa del palazzo assieme alla polizia di Stato e agli uomini della Stasi. Günter Schabowski, il membro del Politbüro più aperto al dialogo, prende la parola nella piazza ma viene fischiato. Migliaia di persone manifestano in tutto il paese. E a migliaia varcano i confini verso la Cecoslovacchia.
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6 novembre 1989. La Sed rende pubblico il progetto di legge sulla libertà di viaggio. Sarà limitata a soli 30 giorni all’anno, e condizionata da non meglio specificate motivazioni. Nelle strade le proteste aumentano. Tra l’8 e il 9 novembre 1989 oltre 40 mila tedeschi dell’Est entrano nella Germania Ovest passando per la Cecoslovacchia. Si apre una tre giorni di riunioni per il comitato centrale della Sed, inaugurata dalle dimissioni del Politbüro. Il Cancelliere della Germania Ovest, Helmut Kohl, prende la parola al Bundetsag e promette aiuti economici alla DDR se la Sed convocherà libere elezioni.
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Fonti:
www.ddr-im-www.de/Geschichte/1989.htm (link morto, 17.3.2019)
www.chronik-der-mauer.de
