Compagnia dei miei sogni

Compagnia dei miei sogni

Si dorme. Entri in scena la compagnia che rappresenta i miei sogni. In un teatro di provincia della psiche, ed è notte. Palco e sedili sono di sughero. Il sipario è di carta di riso. Il primattore è il suggeritore. Il regista vende i biglietti. I personaggi appariranno stonati, sfocati. Non loro. Loro. Non il mio gatto. Il mio gatto. Non l’amica, la madre, il padre. L’amica, la madre, il padre. La piccola compagnia non s’immedesima né strania, piuttosto usa il metodo dell’impaludarsi. Gli attori anche sono di sughero. Gli abiti di scena son sugherati. Gli attori in realtà sono di soia. È noto che la soia è doppiogiochista. La soia è capace di sembrare un hamburger (non è un hamburger). Nella periferia dei teatri dei sogni, dov’è in scena il mio sogno, la soia è il gatto, l’amica, il padre, la madre. Ma la soia non è il gatto e non è il padre. Materna non sarà mai, la soia. Sospetto che il primattore, il suggeritore, sia di sushi; il più falso dei cibi. Non puoi impersonare mio padre col riso, le alghe, il mirin, il salmone. Mio padre era crudo, ma non così crudo. Così la compagnia si condanna indigeribile alla periferia dei teatri dei sogni. Continua a leggere “Compagnia dei miei sogni”

Viktor Šklovskij, Lettera sesta

«Mi hai dato due incarichi. 1) Non telefonarti. 2) Non vederti. Adesso sono un uomo occupato. C’è anche un terzo incarico: non pensare a te. Ma tu non me l’hai affidato. Tu stessa talvolta mi chiedi: – Mi ami? Allora so che è il momento del controllo dei posti. Rispondo con la diligenza del soldato del genio, che conosce male il regolamento della guarnigione:
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– Posto numero tre, ma non lo so di preciso, il posto di guardia è vicino al telefono e sulle vie dalla Gedächtniskirche fino ai ponti sulla Yorckstrasse, non oltre. Consegne: amare, non incontrarsi, non scrivere lettere. E ricordare com’è fatto il Don Chisciotte.
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Il Don Chisciotte è stato fatto in prigione per errore…..  »
Zoo o Lettere non d'amore
Viktor Šklovskij, Zoo o Lettere non d’amore, Einaudi 1966, p. 39, traduzione di Sergio Leone e Sergio Pescatori.

Un’intervista a «Mucchio»

Mucchio di questo mese intervista cinque scrittori italiani “da seguire”, tra cui me, in un dialogo con Angelo Murtas, che scrive: «Considerato uno dei più brillanti tra i nostri autori contemporanei, Davide Orecchio ha da poco pubblicato Stati di grazia (II Saggiatore), il suo secondo lavoro. Un romanzo eccezionale fatto di storie che si intrecciano, di sopraffazione e di fuga, ambientato tra l’Italia e l’Argentina di Videla. Dal linguaggio ricchissimo, dalla prosa complessa e incalzante. Ma di una complessità che non si pone mai come ostacolo, che anzi seduce e invoglia alla lettura». L’intervista è anche sul sito del Saggiatore.