
http://calibrofestival.com/calibro-2015/di-libri-di-segni-ditalia
Uno scrittore

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La storia da districare è il titolo di una nota di lettura che Andrea Cortellessa dedica a Stati di grazia sul sito Galatea European Magazine (www.galatea.ch)
«… Orecchio prosegue la propria ricerca, innalzandone impavido il grado di virtuosismo e, insieme, l’ambizione etica. Anche qui brilla la sua lingua – sensualmente aderente alle più minute vibrazioni corporee e affettive – e anche qui i singoli capitoli (cui si aggiunge un’appendice pseudo-erudita che orienta altresì il lettore, però, nella altrimenti labirintica struttura della narrazione) potrebbero leggersi come racconti a sé stanti, se invece una serie di snodi ed echi a distanza, di talora persino ‘romanzesca’ capziosità, non legassero i destini dei tantissimi personaggi: in quello che, appunto, altro non è che un romanzo».
Dello stesso autore segnalo una “Stazione di posta” sul sito Premio Gorky, dedicata a Nanni Balestrini, Francesco Pecoraro e a Città distrutte:
«E, come in tanta altra non-fiction contemporanea, campo d’azione privilegiato di Orecchio – storico per formazione accademica ma, direi, soprattutto per “missione”: vocazione affettiva e tensione morale – è la storia del Novecento. Una storia “calda” di passioni viscerali: una storia “passata contropelo”, per dirla con Walter Benjamin, col soffermarsi di preferenza su figure di sconfitti, di preteriti, di sommersi. Una storia – lo accennavo all’inizio – che non è ancora, propriamente, del tutto storia: perché mantiene con chi scrive – e con noi che leggiamo – legami emotivamente troppo forti perché le si possa applicare il distacco che agli storici perterrebbe».

Per Nutrimenti Edizioni esce questo libro allevato da Filippo Tuena, e al quale partecipo con un mio racconto. Dodici scrittori italiani di generazioni diverse rendono omaggio a Bob Dylan; con l’aggiunta di una bonus track firmata dallo stesso Tuena. Gli autori: Luciano Funetta, Helena Janeczek, Janis Joyce, Tiziana Lo Porto, Francesca Matteoni, Davide Orecchio, Marco Rossari, Marco Rovelli, Alessandra Sarchi, Andrea Tarabbia, Giorgio van Straten, Alessandro Zaccuri. Dalle pagine affiorano cover, unplugged, live version, bootleg, alternate take. Il mio racconto è senz’altro un’alternate take.
Ma nel blu galleggia la casa. In bagno una muffa barbica di orme grigie e poi nere, intanto che il vapore s’è inchiostrato in un cammino di scuro, spore che si propagginano di doccia in doccia sulle pareti. Sul finto cotto svolazzano fiocchi di polvere. La terrazza ha i graffi sul klinker scheggiato; dove sgronda l’acqua piovana sbrodola un’ombra di zacchere. L’edera è secca, è morto il bambù (i suoi lunghi fusti paiono flauti senza tasti né becchi), c’è il cadavere di un gelsomino (e della vite, e del nespolo). La buganvillea resiste sotto il sole e nel tempo. Il limone resiste sotto il sole e nel tempo. La voce che prometteva «resto qui ad aspettarti» è annegata nel blu, nel sole, nel tempo. Celeste batte i quattro quarti di un ritmo («de – cu – bi – to!») percosso da voci straniere. Una ragazza scalcia nel sonno, nel blu, nella casa con una rabbia che è storicità, autobiografia. L’intonaco inciampa spellato dal sole, dal tempo. L’acqua non scorre, balbetta nei rubinetti per il calcare azzurro. La moquette ora è blu di polvere glauca; oggi, domani, per sempre. Nella cucina dei pensili tristi si conservano caraffe d’olio navy e aceto cerulo. La paura naviga bene invece nel sonno, nel blu, nel sole e nel tempo dove (quando) incontra (antivede) la morte (dell’avvenire). Sugli scaffali incartapecoriscono i libri. Su fari e piantane attecchiscono fecce. Nel fondo dei vasi che schermano applique sedimenta il concime di insetti bruciati. Spettri di terra, di pioggia, di tempo sgorbiano i vetri delle finestre. Laschi, i cilindri delle serrature scivolano dalle guide lasche e le porte tentennano, lasche; il mezzo centimetro di filo di spazio che rompe pannelli e stipiti, dov’è l’apertura, ingurgita blu. Le stanze si gonfiano di quel colore al modo di un pollo per la farcitura. La casa s’apre tutta nel ventre alla lardellatura: del blu.