Il potere nei nostri anni. Il potere che non decide, che decide di non decidere. Il potere, al limite, di veto. Il (non) potere dei nostri anni, spinge il laissez-faire all’estremo: un lassismo che asseconda la realtà mediocremente, senza intervenire. Un potere forte della propria debolezza. Non prende alcun rischio. Si ripara dalla contaminazione che deriva dalle scelte. PROSEGUE SU NAZIONE INDIANA
Categoria: WHAT’S LEFT
Siamo in piedi svegli di collera, compagno amico Allende
La notte tra l’11 e il 12 settembre 1973 una persona a me molto cara dedicò questi versi a Salvador Allende.
(“perché ancora per molti secoli / non ci è permesso di morire”).
A Peter Handke: uno scambio tra il suo e il mio vero sentire
Caro Peter Handke, facciamo uno scambio.
Lei mi dà la Sua ora del vero sentire. Io Le do la mia, di ora del vero sentire. Le cedo il mio, ma d’ora in poi Suo, vero sentire il tanfo dei barbecue e delle cacche dei cani che il mio, ma d’ora in poi Suo, asfalto trasuda e diffonde. Le cedo l’eco dei televisori eiaculata dai balconi della mia città di nascita e vita, Roma. Le cedo il miles gloriosus, il coatto, il Palazzo, il gatto e la gattara, il vigile cafone, la mazzetta, il Ponentino, il borghese in terrazzo, le palazzine il palazzinaro e lo scempio, il Nuovo Sacher, la frittata del garagista notturno (nella mia, ma d’ora in poi Sua, ora del vero sentire), Le cedo il Suv e il TMax, Monte Mario, il giudice bricoleur, il celerino, la strada dove hanno trovato Aldo Moro, la strada dove hanno ammazzato Walter Rossi, la strada dove hanno ammazzato Giorgiana Masi, Le cedo la memoria di tutti i morti ammazzati di Roma da Matteotti a Pasolini, e le polveri sottili, gli alberi secchi di Castro Pretorio, i gabbiani della mondezza, il ghigno dei pariolini, la bio-strafottenza di Prati, tutte le botteghe, tutti i bottegai, la clinica dove è morta mia madre, l’ospedale dove è morto mio padre, l’angolo tra il muro e il termosifone dove è morta la gatta (nel mio, ma d’ora in poi Suo, vero sentire), il salto nell’iperspazio sul Muro Torto, l’ipocrisia delle piste ciclabili, Piazza San Giovanni prostituita a tutti i manifestanti, i cardinali gay che torturano i gay del mondo intero, l’incontinenza nello smercio di denaro immeritato. Le cedo la capitale mondiale del denaro immeritato.
In cambio voglio solo il Suo, ma d’ora in poi mio, vero sentire.
Ce sta’? Me faccia sape’.
Giù dalla torre
«Mi sono buttato giù dalla torre.» «Oh, cavolo! E perché?» «Mi hanno portato lassù e hanno chiesto: “Cosa butti giù dalla torre, la libertà o l’eguaglianza?” E mi sono buttato io.»


