Ma se un dittatore muore a novant’anni, vuol dire che si è goduto ogni ruga, ogni centimetro di stempiatura, tutti i dolorosi privilegi della senilità negati alle sue vittime. Quelli che non hanno avuto un solo capello bianco, né una frattura al femore. I ragazzi che non sono arrivati alla piorrea. Le ragazze che non hanno vissuto il principio dell’osteoporosi. Non saranno contente. Per i novant’anni. Del dittatore.
Categoria: WHAT’S LEFT
Battete un concetto, concimate un’idea
Che fine hanno fatto i filosofi? Perché neanche un post, uno status, un tweet sulla tesi e l’antitesi? E la sintesi, che fine ha fatto? La dialettica, il servo e il padrone, il superamento? Se ci siete ancora, filosofeggiate. Battete un concetto. Colmateci la mente. Ne abbiamo bisogno. Siamo stanchi del pensiero economico. Del pensiero sociologico. Della scienza politica. Battete un concetto. Versatelo nei nostri recipienti. Siamo aridi e incolpevoli. Concimate un’idea.
Sapere aude
Dal digital divide dell’internet dei pochi siamo passati allo sputo in faccia digitale (se non al vero e proprio stupro digitale) dell’internet dei molti. E alla pretesa del governo diretto, alla disintermediazione web narcisistica. I problemi cambiano ma la soluzione resta sempre una: bisogna studiare almeno un po’, apprendere almeno un po’, essere umili almeno un po’ prima di accampare qualsivoglia pretesa di intervento sulla realtà. Il mondo è pieno di sapere a disposizione. Se uno ha i mezzi per stare su internet e blaterare immondizie, allora ha anche i mezzi per entrare in una biblioteca o scaricare un ebook che s’intitoli “Sapere aude”. Come ricorda Gino Roncaglia in questo pezzo, la cittadinanza senza conoscenza è il disastro della democrazia.
Il Primo Maggio a Santa Croce
Un vecchio articolo del 2005, dove raccontavo un Primo Maggio particolare.
«Due anni fa, in mezzo alla gente di Santa Croce di Magliano, all’incertezza dei vecchi, alla corsa dei bambini, al getto degli adulti, agli adolescenti che facevano ala, alle cadenze serie dei sindacalisti, al venire incontro di chi non partecipa ma segue dal riparo del marciapiede, c’ero anch’io. Passa il corteo del primo maggio. Contadini, operai dello zuccherificio, pensionati, emigrati, disoccupati. E poi la banda musicale. Alcune centinaia di persone lungo vicoli di terracotta. Santa Croce – la “culla rossa” del Basso Molise, cittadina di cinquemila respiri tra valli e colline a sessanta chilometri di curve da Campobasso e a ottanta da Foggia – si ferma a celebrare. Non potrebbe fare diversamente. L’ha sempre fatto.
