Dialogo con lo smemorato

Alfa incontra per strada lo smemorato e lo riconosce. Quello gli fa un cenno e lui si ferma. Iniziano a parlare.

Lo smemorato – Mi sono perduto. Potresti aiutarmi?

Alfa – Non conosci questa città?

Lo smemorato – Non lo so. Non ricordo più nulla.

Alfa – Non sai chi sei?

Lo smemorato – No!

Alfa – Non ricordi niente di quello che hai fatto?

Lo smemorato – No!

Alfa – Meglio così.

Lo smemorato – Che vuoi dire? Tu mi conosci?

Alfa – Sì, ti conosco bene. Hai fatto parte della mia vita per molti anni. In quello che facevi non c’era nulla che mi piacesse.

Lo smemorato – Di cosa mi occupavo? Ero una persona importante?

Alfa – Sì. E lo sei ancora. Pensavi molto a te stesso, ma facevi finta che ci riguardasse. E avevi ragione, perché le tue azioni scombussolavano le vite di tutti. Prendevi anche decisioni nell’“interesse generale”, diciamo così. Ma nemmeno quelle mi piacevano.

Lo smemorato – E come reagivi?

Alfa – Mi arrabbiavo. Poi un giorno ho deciso di fare finta che non esistessi. Se ad esempio proclamavi che bisognava dialogare e costruire assieme il futuro, ti ignoravo. Se gli altri scendevano in piazza contro di te, non ci andavo. Se tu dicevi verde, io pensavo al bianco. E se dicevi azzurro, pensavo al rosso.

Lo smemorato – E funzionava?

Alfa – Poco. Il problema eri tu. Anche se ti ignoravo, continuavi ad agire. L’averti dimenticato non ti impediva di rovinarmi la vita. In realtà era difficile dimenticarti.

Lo smemorato – Allora che hai fatto? Continua a leggere “Dialogo con lo smemorato”

Monologo sul tempo (interruptus)

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Dal suo divano, sul quale è steso avvolto in una coperta, Alfa comincia il monologo che segue:

… il ragioniere dell’evoluzione, il calcolatore della dissoluzione …

«Quando avevo nove anni pensavo che a venti sarei morto. Quando avevo vent’anni pensavo che non avrei superato i trenta, probabilmente su mia iniziativa. Compiuti i trent’anni, per mancanza di coraggio, ho iniziato a riflettere sul tempo. La filosofia di Löwith mi ha distratto. La diatriba sullo storicismo mi ha deconcentrato. Né l’una né l’altra, però, mi hanno impedito un giorno di arrivare a vedere che è la materia, che si decompone e basta.

Ogni cambiamento è organico. Ogni modifica è elementare. Il tempo non è altro che un garzone di bottega, il ragioniere dell’evoluzione, il calcolatore della dissoluzione. Ficchiamo ciò che avviene e avverrà in un calendario. Prendiamo decine di appuntamenti. Usiamo il tempo per organizzare la nostra agenda o per fingere di comprendere il passato. Come siamo limitati. E poi…‚

Voce fuori campo

Adesso basta. Alzati e vai in cucina. Prendi due uova. Rompile. Sbattile in una ciotola. Aggiungi un cucchiaino di sale, due cucchiai di latte, quanto basta di parmigiano grattugiato. Sbatti di nuovo. Metti una padella sul fuoco con un filo d’olio. Quando l’olio è caldo, versa le uova. Lascia che friggano un po’. Capovolgile. Lascia che friggano un altro poco. Spegni il fuoco e versa la frittata in un piatto. Mangiala. Con del pane ti piacerà di più.

Dialogo del cerchio

Al centro della stanza c’è un cerchio di plastica, appeso al soffitto per una corda e un gancio, sollevato cinque centimetri da terra, con un raggio di due metri. Il cerchio, di colore verde, oscilla al soffio di una corrente che viene dalla finestra socchiusa sul lato della stanza. Non diversamente, una trottola oscilla sotto lo sguardo di un bambino che gioca.

Alfa siede davanti al cerchio e lo fissa pensando ad altro. Entra Karma e propone di saltare nel cerchio. Alfa acconsente. Iniziano a saltare, prima l’uno e poi l’altro.

Karma – Per saltare bene nel cerchio occorre non dimenticare il passato e tenerlo sempre presente.

Alfa – Per saltare bene nel cerchio si deve guardare al futuro e avere molti progetti.

Karma – Per saltare bene nel cerchio basta avere buon senso.

Alfa – Per saltare bene nel cerchio occorre prima di tutto lungimiranza.

Karma prende la rincorsa e salta nel cerchio. Alfa prende la rincorsa e salta nel cerchio.

Karma – Per saltare bene nel cerchio bisogna pensare prima a sé stessi e poi agli altri.

Alfa – Non potrei mai saltare nel cerchio senza il mio altruismo!

Karma si ferma e schiaffeggia Alfa, Alfa tira un calcio a Karma; quindi ricominciano a saltare nel cerchio, prima l’uno e poi l’altro.

Karma – Guarda come salti male! È perché non ti concentri abbastanza sul cerchio.

Alfa – Ma tu salti peggio di me. È perché dimentichi tutto e pensi solo al cerchio.

Karma – Per saltare bene nel cerchio bisogna difendere la vita a ogni costo.

Alfa – Nessuno che non abbia il diritto di morire quando lo desidera, potrà saltare bene nel cerchio.

Karma – Per saltare bene nel cerchio si deve conoscere il proprio paese.

Alfa – Per saltare bene nel cerchio si deve conoscere il mondo! Continua a leggere “Dialogo del cerchio”

Pentimento di un Suv romano

Posso parlare?

–  Ti ascolto.

– Vorrei provare a spiegarmi…

– Non sarebbe meglio se prima ammettessi le colpe?

– Forse hai ragione. Allora, vediamo… E’ vero, sono enorme. Ingombro le strade della città. Consumo troppa benzina. Inquino più delle altre auto. Ecco.

– Tutto qui?

– Cos’altro devo dire?

– Non sei esattamente una piuma. Qualche accenno a cosa succede quando corri troppo, quando sbandi, magari quando investi qualcuno?

– E’ vero, sono pericoloso: se l’impatto con un’auto normale può ucciderti, con me muori di sicuro.


– Mi basta sapere che sei consapevole della tua inutilità.

– Inutilità? Non ho detto questo.

– Ma si deduce dalle tue parole. Sei inutile, ammettilo.

– Ok, lo ammetto. In una città come Roma sono inutile.

– E in molti altri posti.

– Ma è qui che vivo! E poi vorrei aggiungere a mia discolpa che costruirmi così non è stata una mia idea. Lo so che è banale, ma è vero anche questo.

– Hai ragione. Non sei responsabile della tua mostruosità. Dobbiamo imputarla al cinismo e all’idiozia di chi ti ha progettato e costruito.

(silenzio)

– A chi appartieni?

– A una donna.

– E per cosa ti usa?

– Mi porta in giro per il quartiere Prati. Quasi tutti i giorni mi lascia in doppia fila a via Settembrini e va a fare la spesa. Compra verdure biologiche, carciofi organici, queste cose qui.

– È bionda, fa l’avvocato quando le va, anche suo marito è avvocato e hanno un figlio.

– Sì! Come fai a saperlo?

– Ho tirato a indovinare.

– Accidenti, sei in gamba. Però il marito non fa l’avvocato. Si occupa di marketing. E anche lei, in realtà, non è un avvocato vero e proprio, pur avendo una laurea in giurisprudenza.

(silenzio) Continua a leggere “Pentimento di un Suv romano”