Aspetti ordinari del tempo

 

«Il fondamento del realismo — pare impossibile — è la durata, non è la rappresentazione oggettiva. La rappresentazione oggettiva può anche non essere realista, può essere surrealista. La durata è realista, è legata al tempo, il tempo fa sì che le cose si presentino oggettivamente. Il nouveau roman fu uno sforzo, coronato qualche volta anche da successo, di sottrarre la durata dal romanzo. Cioè di estrarla come si estraggono le ossa da un pollo. Ora, questo è proprio della poesia, non del romanzo. Il romanzo comincia sempre: “Nel 1780 nacque il Tal dei Tali… “. La durata è legata al tempo che l’uomo vive. È il metro con cui vengono scritti i romanzi e anche i libri di storia».

« […] La durata è fondamentale, la durata vuol dire storia, e la storia è fondamentale. Perché la durata è fondamentale? Perché è il più grande mistero di tutti. La durata è Dio, insomma. Perché il tempo passa? Perché uno nasce, cresce e muore? Il nouveau roman e i surrealisti vorrebbero uscire da questa trappola. È un tentativo che è molto interessante, indubbiamente, ma insomma il tempo è Dio. È Dio che è il tempo. Il mondo esiste, dura, perché? È un mistero e il mistero è Dio. Tutto ciò che non si spiega è Dio».

ALBERTO MORAVIA

Aiuto, ho perso l’attimo!

Siccome il tempo non esiste e fugge, è impossibile cogliere l’attimo. Allora ho sequestrato l’attimo. L’ho legato e bendato. Poi ho proposto al non esistente tempo uno scambio: io ti rendo l’ostaggio, l’attimo, ma tu restituisci la prigioniera, la vita. Solo che, nel negoziare, ho perso l’attimo, e adesso non ho più nulla da scambiare.

Capsula del tempo, Julian #Barbour docet

Julian Barbour tiene la sua lezione al Festival delle scienze

La Terra è una capsula del tempo, coi suoi strati e i suoi fossili. Io stesso sono una capsula del tempo, dotata di coscienza. Il tempo è un registro di impressioni (records). Un elenco di fatti (avvenuti, estinti, ricordati) che hanno lasciato tracce perché se ne ricostruisca la storia. Il tempo non esiste, ma è utile.

Monologo sul tempo (interruptus)

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Dal suo divano, sul quale è steso avvolto in una coperta, Alfa comincia il monologo che segue:

… il ragioniere dell’evoluzione, il calcolatore della dissoluzione …

«Quando avevo nove anni pensavo che a venti sarei morto. Quando avevo vent’anni pensavo che non avrei superato i trenta, probabilmente su mia iniziativa. Compiuti i trent’anni, per mancanza di coraggio, ho iniziato a riflettere sul tempo. La filosofia di Löwith mi ha distratto. La diatriba sullo storicismo mi ha deconcentrato. Né l’una né l’altra, però, mi hanno impedito un giorno di arrivare a vedere che è la materia, che si decompone e basta.

Ogni cambiamento è organico. Ogni modifica è elementare. Il tempo non è altro che un garzone di bottega, il ragioniere dell’evoluzione, il calcolatore della dissoluzione. Ficchiamo ciò che avviene e avverrà in un calendario. Prendiamo decine di appuntamenti. Usiamo il tempo per organizzare la nostra agenda o per fingere di comprendere il passato. Come siamo limitati. E poi…‚

Voce fuori campo

Adesso basta. Alzati e vai in cucina. Prendi due uova. Rompile. Sbattile in una ciotola. Aggiungi un cucchiaino di sale, due cucchiai di latte, quanto basta di parmigiano grattugiato. Sbatti di nuovo. Metti una padella sul fuoco con un filo d’olio. Quando l’olio è caldo, versa le uova. Lascia che friggano un po’. Capovolgile. Lascia che friggano un altro poco. Spegni il fuoco e versa la frittata in un piatto. Mangiala. Con del pane ti piacerà di più.