Andrea Cabassi (Giuditta Legge): rivoluzione, semantica e mondi possibili

Più che una recensione è un saggio critico, quello scritto da Andrea Cabassi per Giuditta Legge, che parte da Mio padre la rivoluzione per suggerire spunti, testi, interpretazioni, approfondimenti. È uno scritto di raffinatezza notevole. Di meglio, a una lettura, un libro non potrebbe chiedere:

«In questo romanzo, anche se si parla tantissimo di Lenin, il vero protagonista è Trockij».

«Il suo fantasma aleggia anche nelle pagine in cui non è citato. Perché Trockij rappresenta l’utopia e la distopia. Rappresenta una diversa possibilità della rivoluzione. Un cammino che avrebbe potuto biforcarsi in un altro sentiero. Chissà, forse le cose non sarebbero cambiate molto, ma non lo sappiamo, non abbiamo la controprova. E’ a questa utopia, a questa distopia che dobbiamo aggrapparci  se vogliamo salvare gli ideali per i quali era scoppiata la rivoluzione: un tentativo radicale di riscatto da condizioni economiche terribili che erano ulteriormente peggiorate con la prima guerra mondiale. Un tentativo di portare l’eguaglianza in un mondo che la disconosceva, non la riconosceva. Trockij incarna l’alternativa possibile e mai realizzata. Incarna il sogno».

Il deuteragonista non è Lenin, ma Stalin

«Ma, se Trockij incarna quest’alternativa, questo sogno, allora l’altro protagonista, il deuteragonista non è Lenin, ma Stalin, colui che ha incarnato il terribile reale. Nel libro il confronto tra i due è avvincente, drammatico, tragico. In mezzo a loro Hitler, i cui discorsi si con/fondono con quelli di Stalin. Senza mai che l’autore cada nel luogo comune dell’equiparazione. Orecchio complessifica e rende oltremodo dolorosi gli accostamenti in una continua tensione etica, sempre sottotraccia, velata da una sottile e malinconica ironia. Per questo ancora più intensa».

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Antonio Sparzani (La poesia e lo spirito) su MPLR

Antonio Sparzani scrive un bel pezzo su Mio padre la rivoluzione, pubblicato su La poesia e lo spirito:

«Non mi è facile scrivere una recensione di Mio padre la rivoluzione, di Davide Orecchio, perché non so da dove cominciare, ma ci tengo a farlo perché è un libro che mi ha molto colpito. Comincio a dire che si tratta di 12 “capitoli”, non proprio racconti, o forse racconti visionari, tra loro indipendenti, nei quali l’autore gira intorno a, o scava impietosamente dentro, la rivoluzione d’ottobre e molti successivi avvenimenti che a quella rivoluzione sono idealmente collegabili».

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I drammi dei poeti d’Ottobre

Avvenire del 22 novembre pubblica una bell’articolo e itinerario di Alessandro Zaccuri tra alcuni libri dedicati al 1917, incluso Mio padre la rivoluzione.

Il tentativo più vertiginoso di saldare fra loro letteratura e Storia, al punto da dissolvere la seconda nella prima, rimane quello compiuto da Davide Orecchio.