Nell’ambito di Libri Come, al Parco della musica di Roma, si terrà una presentazione del romanzo Lettere a una fanciulla che non risponde (Bompiani), con Lisa Ginzburg.
Sabato 23 Marzo 2024 h. 16:30 AuditoriumArte.
Per avere certezza del posto, occorre scaricare un voucher gratuito. Maggiori informazioni sul sito dell’Auditorium:
Piccola segnalazione, a chi possa interessare: giovedì 22 settembre, a Roma, presentiamo (ancora!) Storia aperta. Sarò felice di poterne parlare con Lisa Ginzburg, che ringrazio per avere accettato. Saremo ospiti della Libreria Equilibri. Prima presentazione di quartiere, in un giardino all’aperto, le spalle rivolte a Monte Mario e all’Osservatorio (molto sopra) e alla suggestiva e pericolosa via Panoramica (molto sotto). Sarà forse l’occasione per fare un bilancio del percorso del libro, a un anno dalla sua pubblicazione.
Ci sono cascato anch’io. Spero mi perdonerete la presunzione. Segnalo i volumi qui sotto, in ordine casuale e non classificatorio.
Natascha Wodin, «Veniva da Mariupol», L’Orma.
→ → → Romanzo-ricerca sul passato. Epopea di una famiglia di origini ucraine prima incenerita dal regime sovietico, poi ridotta in schiavitù, insieme a migliaia di “Ostarbeiter”, nei lager nazisti. È la famiglia della scrittrice. Sua madre, suo padre; e poi, lasciati indietro: cugine, zie, nonni… Dagli archivi di internet affiorano storie, fotografie, diari, persone ritrovate. Una “quest” digitale. Un inseguimento del Tempo Perduto. Fino a recuperare la vita di una madre troppo fragile per sopravvivere al peso di questa Storia.←←←
Rachel Cusk, «Resoconto», Einaudi.
→ → → Straordinario antiromanzo. Sembra aver preso in diretta la vita. Come un registratore acceso mentre le cose accadono, le persone parlano e raccontano. Letteratura che si esercita sulla memoria, su quanto si perde e quello che si trattiene. Un libro che mostra nuove strade.←←←
Mark O’Connell, «Essere una macchina», Adelphi.
→ → → Inchiesta su transumanesimo e postumano. Tra mistica e scienza, religione e medicina. Consigliato a chi voglia farsi un’idea del futuro. E del presente. Si incontrano personaggi indimenticabili. Molto diversi tra loro. Scienziati e mistici. Anche ciarlatani. Ma tutti hanno in comune una cosa: la morte li fa incazzare.←←←
Lisa Ginzburg, «Pura invenzione», Marsilio.
→ → → Dialogo partecipe col Frankenstein di Mary Shelley. Sintonia profonda con l’altro: l’altra autrice, l’altra opera. Sembrerebbe il risultato di una compagnia durata una vita. Insomma un libro che c’era da sempre, che non è neanche un libro ma una presenza. Ginzburg trova connessioni e “luci” dove nessuno di noi le cercherebbe: tra creature che divengono mostri, figli mancati e padri che falliscono.←←←
Antonio Scurati, «M – Il figlio del secolo», Bompiani.
→ → → Impressionante cronaca dell’esordio fascista, scritta cento anni dopo. Una ricerca e una documentazione notevoli, da maratona, sboccano in una prosa da centometrista. A riportare in vita il passato, e a tenere insieme una moltitudine di personaggi ed eventi, viene in soccorso la velocità dello stile. Una ragione (tra le tante) per leggerlo? L’educazione civica sulla nostra storia cui tutti dovremmo essere tenuti.←←←
Valentina Parisi, «Guida alla Mosca ribelle», Voland.
→ → → Un viaggio nella città e nei luoghi della contestazione. Dall’Ottocento a oggi. Dai decabristi a Limonov. Dagli zar a Putin. Da leggere anche se non si ha una visita a Mosca in programma. Ma se la si ha: libro inevitabile.←←←
William T. Vollmann, «I fucili», minimum fax.
→ → → Vollmann si prende e si legge. Per forza. Stop.←←←
Pochi giorni fa, in uno splendido articolo su Avvenire, Lisa Ginzburg ha diagnosticato uno dei sintomi che mi paiono più flagranti in Mio padre la rivoluzione. Ossia il desiderio di infrangere le barriere che separano il presente dal passato. Per parlare con ieri e ascoltarlo, oppure per inviargli e riceverne lettere:
«Tutto il libro è una riflessione sull’incomunicabilità tra le declinazioni del tempo: tra presente e passato, tra qualcuno che “prigioniero incapsulato nel presente” è invece al passato che si rivolge, con la passione di ricercatore che già pensa al futuro, che vorrebbe le cronologie stravolgerle così da sovvertire ogni distanza, fluire in un’osmosi che azzera i modi verbali rendendo la diacronia un valore epistemologico, modo nuovo per concepire la storia tanto quanto la letteratura. Il Tempo, è lui il protagonista di questo libro bello e importante…».
Foto minimum fax
Accosto a questa lettura il controcanto lucido e attento di Andrea Caterini, pubblicato sul Giornale. Per il critico romano, che conosce molto bene il mio lavoro e i miei due libri precedenti, MPLR chiude una trilogia per ragioni che hanno a che fare coi contenuti e con un rischio:
«L’esaurimento di quei motivi che, se ripetuti ancora una volta, potrebbero farci percepire un affievolimento dell’originalità, anche stilistica».
Sull’esaurimento di certi temi non posso che essere d’accordo, è un rischio. Eppure il rapporto col passato è monogamico, duraturo, a volte incurabile; per me è difficile smettere. Fossi guarito, la chiuderei qui, e darei retta al saggio consiglio di Andrea Caterini. Ma devo correre il rischio, perché mi resta una cosa da fare, solo una e poi basta. Una cosa che in realtà avevo cominciato ben prima di Mio padre la rivoluzione, e che non è affatto vicina al concludersi. Vi ho dedicato troppi anni di studio, ed economia personale, per abbandonare. Il lavoro è ancora lungo ma, insomma – sempre che io trovi un editore –, sarà tetralogia, temo. O meglio: chiuderò una trilogia per me gnoseologica che comprende Città distrutte, Mio padre la rivoluzione e Pietro Migliorisi.
Poi mi fermerò. Anche perché sono abbastanza stanco.