Il lungo viaggio del partigiano Kim

Kim pagina99

Su pagina99 (Anno I, n. 71, 6-12 dicembre 2014), provo a raccontare la storia di quel ragazzo col fucile in spalla e le gambette magre che si vede nella foto.

[  27.04.2015: Una versione estesa del pezzo è uscita su Nazione Indiana il 25 aprile 2015. ]

Fu capo partigiano in Liguria, a 20 anni. Abitò le pagine di un romanzo, “Il sentiero dei nidi di ragno”, che il suo amico Italo Calvino dedicò proprio a lui: «A Kim, e a tutti gli altri». Quando smise d’essere Kim e tornò negli abiti civili di Ivar Oddone, maturò in un medico del lavoro e, a Torino negli anni ’60 e ’70, rivoluzionò la gestione della salute e della sicurezza nelle grandi fabbriche. La sua opera di medicina preventiva è conosciuta e tradotta in tutto il mondo. Teorizzò la non-delega della salute da parte degli operai, che dovevano essere i primi a difendere il proprio ambiente di lavoro. Mi rendo conto solo ora, con sconcerto, che questo articolo esce nell’anniversario della strage alla Thyssen Krupp (Torino, 6 dicembre 2007). Nulla è casuale, tutto coincide?

Per me studiare la storia di Kim è stato un prendere ossigeno: per respirare un altro po’ in questi tempi di apnea personale e collettiva nei quali mi pare di vivere. Spero che quest’ossigeno possa essere utile anche ad altri.

I musei europei raccontano la Grande Guerra (su pagina99)

Sabato 30 agosto pagina99 pubblica un mio servizio (che non pretende d’essere esaustivo) sulle mostre in corso, o alle viste, per il Centenario della Prima guerra mondiale. Londra, Berlino, Francia, Belgio… Gli allestimenti nei musei italiani, le iniziative programmate (da qui al 2018) dal governo italiano. I link utili. Tutto, o molto, ruota attorno a esperienze sensoriali/digitali e memoria. Rivivere “fittiziamente” (ossia grazie a installazioni e multimedia) il passato per farsene un’idea: funzionerà? Nel pezzo di spalla il commento di tre storici: Alessandra Tarquini, Guido Melis, Emilio Gentile.

Roger Casement, amato dagli scrittori

Su pagina99 un mio pezzo su Roger Casement [qui il PDF, 3.9.2014, qui la versione estesa su Nazione Indiana, 29.10.2014]. Irlandese, diplomatico britannico, il primo a denunciare in dettagliati Rapporti gli orrori del colonialismo nel Congo belga e in Amazzonia, ribelle, impiccato a Londra nel 1916 dopo la Rivolta di Dublino. Era omosessuale, e per questo non ottenne clemenza (anzi accanimento). La storia di Casement è nota. Quello che m’interessava era il resoconto di quattro scrittori che se ne sono fatti testimoni. Joseph Conrad lo conobbe nel 1890, in Africa, poco prima d’imbarcarsi nel viaggio che sarebbe diventato Cuore di tenebra; e Casement gli mostrò l’inferno del colonialismo. Mario Vargas Llosa gli ha dedicato un romanzo (Il sogno del Celta). W.G Sebald (Gli anelli di Saturno) una notte s’addormentò e sognò l’irlandese e la sua vita e la sua “lotta al potere”. Infine Colm Tóibín (Amore in un tempo oscuro), che non ha dubbi: Casement è “un eroe gay”. Dopo l’impiccagione, i resti di Casement furono seppelliti nel cortile del penitenziario, senza bara né croce. Solo nel 1965 furono restituiti all’Irlanda.

Casement