Il sincronismo

Ho visitato una mostra su William Blake.

Prima di entrare, sono andato alla libreria del museo e ho preso in mano una copia di Lanark, di Alasdair Gray. 

Ho sfogliato il libro.

Ho riposto la copia di Lanark nello scaffale e sono entrato nella mostra su William Blake.

Quando sono uscito dalla mostra, ho aperto Twitter e la prima notizia che mi è apparsa è stata una brutta notizia: Alasdair Gray era morto. Era uno scrittore importante (l’avevo scoperto da pochi anni, grazie a Safarà e a Vanni Santoni). Avevo appena toccato l’edizione in inglese del suo libro più famoso. Era come se avessi toccato lui stesso, che però non c’era più.

Sono tornato nella libreria del museo e ho ripreso a sfogliare Lanark. Un omaggio, come accendere una candela o depositare un fiore.

Poi ho aperto di nuovo Twitter e nella timeline mi è apparso un articolo del Guardian su Alasdair Gray, firmato da Ali Smith. Il titolo dell’articolo era questo: Alasdair Gray: a modern-day William Blake who revitalised Scottish writing.

Ho immaginato che questo sincronismo, sebbene nel lutto, o nel passaggio a un altrove, sarebbe piaciuto a due artisti legati.

Alcuni sostengono che William Blake ami apparire nei momenti più impensati, in un sogno, durante un girovagare urbano, per dare consigli ai viventi.

Forse da oggi inizierà a farlo anche Alasdair Gray, lo scrittore scozzese che non è più nella nostra dimensione.

Poi sono uscito dal sincronismo, dal museo, dalla mostra su William Blake, dalla morte di Alasdair Gray. E l’anno è finito.

La nudità (Milan Kundera)

«La nudità. Conservo un ritaglio del Nouvel Observateur dell’ottobre 1993; è un sondaggio: hanno inviato a milleduecento persone che si dichiaravano di sinistra un elenco di duecentodieci parole, e loro dovevano sottolineare quelle di cui subivano il fascino, quelle a cui erano sensibili, che trovavano attraenti e simpatiche; qualche anno prima era stato fatto lo stesso sondaggio: a quell’epoca, fra le stesse duecentodieci parole, ce n’erano diciotto sulle quali le persone di sinistra si erano trovate d’accordo, confermando così l’esistenza di un comune sentire. Oggi le parole amate si sono ridotte a tre. Solo tre parole su cui la sinistra può trovarsi d’accordo? Che tracollo! Che declino! E quali sono queste tre parole? Sentite qua: ribellione, rosso, nudità. Ribellione e rosso sono un’ovvietà. Ma che al di là di queste due parole l’unica a far battere il cuore della gente di sinistra sia la nudità, che l’unico patrimonio simbolico comune sia ormai la nudità, è stupefacente. È questo dunque il solo retaggio di duecento magnifici anni di storia, solennemente inaugurati dalla Rivoluzione francese, è questo retaggio di Robespierre, di Danton, di Jaurès, di Rosa Luxemburg, di Lenin, di Gramsci, di Aragon, di Che Guevara? La nudità? Il ventre nudo, i coglioni nudi, le chiappe nude? È questo l’ultimo vessillo all’ombra del quale gli estremi drappelli della sinistra simulano ancora la loro grande marcia attraverso i secoli?».

Milan Kundera, La lentezza, Adelphi, Milano 1995, pp. 115-116 (trad. Ena Marchi).

Per approfondire.

Lula

Molti anni fa mi presentai all’esame da giornalista e scelsi la traccia su “Luiz Inácio Lula da Silva, un sindacalista alla guida del Brasile”. Si usavano ancora le macchine da scrivere. La sala romana dell’Ergife rimbombava di ticchettii anacronistici e maldestri, procurati da gente abituata al computer. Comunque Lula l’avevo studiato bene e me la cavai, nonostante il frastuono. Poi Lula continuai a seguirlo. Poi smisi. Poi su di lui sono usciti i libri, altro che gli articoli. Nel pezzullo mi chiedevo se Lula avrebbe cambiato il Brasile. Passato il tempo, la risposta è sì, ovviamente. Ma la storia è andata avanti, è cresciuta, si è inabissata, si è rovesciata mille volte. Ieri è uscita un’importante notizia e mi sono ricordato del pezzo da praticante, così l’ho cercato nei cassetti e ho pensato di aggiornarlo con questa foto.

Muro di Berlino, un crollo in 7 tappe

Berlino 2017
(Berlino 2017)

1989-2019: a trent’anni dal crollo del Muro di Berlino recupero una cronologia che avevo curato, la prima volta, in occasione del ventennale. Segnalo anche, su Nazione Indiana, una raccolta di articoli, a cominciare da una ricostruzione di Alessandro Leogrande sul dissenso nell’Europa orientale.

Honecker torna dalle ferie e …
22 settembre 1989.

Ci prova la Stasi
26 settembre 1989.

Gorbaciov a Berlino
6 ottobre 1989.

La fine di Honecker
16 ottobre 1989.

145 manifestazioni nella DDR 
23 ottobre 1989.

Mezzo milione ad Alexanderplatz
4 novembre 1989.

Cade il Muro di Berlino
9 novembre 1989.