Due viaggi, due scrittori. al-Muqaddasi, Binyamin da Tudela

Nei dintorni di Córdoba

al-Muqaddasi

Non c’è stata biblioteca di re che io non abbia frequentata, non opere di una data setta che non abbia sfogliate, non credenze di una gente che non abbia conosciute; non gente devota con cui non mi sia mescolato, non sacri oratori cui non abbia assistito, sì da venire a capo di quanto desideravo su questo argomento. Con trentasei diversi nomi sono stato chiamato e apostrofato: gerosolimitano, palestinese, egiziano, maghrebino, khorasanio, faqìh, sufi, santo, devoto, asceta, viaggiatore, cartolaio, ecc. ecc., per i diversi paesi in cui mi son fermato, e i diversi luoghi che ho visitato. Non c’è avventura che capiti a un viaggiatore che io non abbia largamente provata, fuorché il mendicare e il commettere grave peccato: ho fatto il faqìh e il maestro di scuola, l’asceta e il devoto, ho dato lezioni di diritto e di belle lettere, ho predicato sui pulpiti, ho fatto il muèzzin sui minareti, l’imàm nelle moschee, il concionatore nelle moschee cattedrali; ho frequentato le scuole, fatta propaganda nelle assemblee, parlato nei salotti; ho mangiato la «harisa» con i sufi, la zuppa con i cenobiti, la polenta coi marinai; sono stato cacciato via la notte dalle moschee, ho percorso le steppe, errato nei deserti. Continua a leggere “Due viaggi, due scrittori. al-Muqaddasi, Binyamin da Tudela”

Il braccialetto di pergamena

farge

«Di libro in libro, Arlette Farge invita i suoi lettori a ricomporre, traendoli dagli archivi polizieschi e giudiziari dell’Ancién Régime, i frammenti d’esistenza di coloro, uomini e donne, che sono stati arrestati, interrogati, condannati.

Nel “Braccialetto di pergamena” le tracce di vite spesso dolorose sono corpi morti, quelli di esseri vulnerabili che il trapasso ha sorpreso sulle strade o sui fiumi nei pressi di Parigi. Per ogni cadavere scoperto devono essere stilati, da parte degli addetti nominati dalle autorità, una descrizione del defunto e un inventario di ciò che quest’ultimo portava addosso.

Tra questi oggetti gli scritti sono numerosi, diversi, molto vari per origine e utilizzazione. Sono queste parole senza linguaggio, questi “testimoni delle possibilità infinite dello scritto” che Arlette Farge legge per noi, con noi – probabilmente per la prima volta, da quando i cancellieri del secolo XVIII li hanno registrati. Continua a leggere “Il braccialetto di pergamena”