Uno scrittore
Ci sono cascato anch’io. Spero mi perdonerete la presunzione. Segnalo i volumi qui sotto, in ordine casuale e non classificatorio.
«La storia è solo una sequela di pagamenti, quanto più esorbitanti tanto meglio. L’unica cosa che è cambiata è la forma del credito» (p. 69).
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«Il vuoto è la natura.
Ma come riempire eccessivamente il mondo? Il “pieno”, per definizione, non lo è mai “troppo”.
La risposta di Espina era il denaro e le sue quantità. Infatti, nulla può essere eccessivamente occupato, se non quando si tratta di oggetti concreti. L’eccesso è un epifenomeno del denaro, ed è dubbio che possa esserci eccesso se non ci sono immense e incommensurabili quantità di denaro» (p. 73).
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«Il denaro è sempre stato un elemento dissolvente. Ma la quantità stessa è dissolvente. La quantità di specie nel mondo dissolve la natura. La quantità della natura dissolve l’essere umano. Come potrebbe non essere un cataclisma la carta moneta, in cui la quantità è tutto ed è sempre sul punto di moltiplicarsi?» (pp. 156-157).
César Aira, Ema, la prigioniera, Bollati Borighieri, Torino 1991, traduzione di Angelo Morino.

Il 22 ottobre scorso sono stato ospite delle attività organizzate in Slovenia per la XVIII Settimana della Lingua Italiana nel Mondo. È stata l’occasione per tenere un intervento intitolato Storie infedeli. Tradire il passato per raccontarlo. L’incontro è stato co-organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura e dal Dipartimento di Lingue Romanze (sezione di Italianistica) della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Lubiana.
Per circa un’ora ho parlato di un tema che mi sta a cuore, e mi pare pure sintomatico. Il rapporto, sempre più urgente, tra scrittori e storia. E il rapporto tra scrittori e storici. Le nostre infedeltà consapevoli e inconsapevoli, la nostra acribia comunque imperfetta – perché uno scrittore non sarà mai uno storico -, insomma i nostri metodi autodidatti quali rischi comportano? In altre parole, siamo all’altezza della storia con la quale ci misuriamo? Stiamo dando un contributo utile, al di là del nostro manifestarci, per dirla con le parole di Daniele Giglioli, in quanto sintomi?
Qui, su Radio Capodistria, un’intervista al riguardo.