
Venticinque

Uno scrittore

«Non credo che mia madre sia stata una bambina felice. Un solo ricordo gaio l’ho udita rievocare: il giardino di sua nonna in un villaggio della Lorena; le piccole susine gialle e le regine-claudie che mangiavano sull’albero, tutte calde di sole. Della sua infanzia a Verdun non mi ha mai raccontato niente… Imbronciata, la voce: riviveva tutto un passato di amarezza.»
“Questa immagine assolata di prugne gialle e viola cotte e mangiate sull’albero dalla bambina, è, appunto, uno dei pochissimi ricordi felici di Françoise de Beauvoir, la madre della scrittrice e protagonista del racconto Una morte dolcissima.”
«Pensare contro se stessi è spesso fecondo; ma per mia madre era un’altra storia: essa ha vissuto contro se stessa.»
“Salvo, forse, quel pomeriggio d’estate in cui, bambina, mangiava le prugne sull’albero.”
Il 15 aprile, poco prima della presentazione milanese, Andrea Coccia de Linkiesta mi ha fatto un’intervista che ora è uscita e si trova qui. Abbiamo parlato di Stati di grazia, di come scrivo, di cosa/come si pubblica e legge oggi.

Il nuovo romanzo di Davide Orecchio, il secondo, appena uscito per Il Saggiatore, si chiama Stati di grazia ed è un romanzo potentissimo, contraddistinto da un linguaggio ricchissimo, cesellato e coinvolgente: un’autentica perla nel panorama italiano contemporaneo, i cui autori principali — con poche eccezioni — non sembrano lavorare molto sulla lingua…
