“Storia aperta” finalista al Premio Bergamo

Storia aperta è stato selezionato nella cinquina del Premio Bergamo. Queste le motivazioni del comitato scientifico, composto da Andrea Cortellessa, Silvia De Laude, Angelo Guglielmi e Michele Mari:

Davide Orecchio fa i conti con la storia collettiva e con quella personale in Storia aperta (Bompiani 2021), un romanzo che chiude una parabola aperta dieci anni prima con il libro d’esordio, Città distrutte (2011), e proseguita con la raccolta Mio padre la rivoluzione (2017), già finalista al Premio Bergamo 2018. A segnare la continuità di questo percorso è la tecnica narrativa, che attinge ad archivi reali e fittizi per comporre un racconto che si muove in un terreno sospeso tra storia e fantasia; ma anche lo stile, estremamente figurato, ritmato, a tratti addirittura lirico; e soprattutto il soggetto, la vita di Pietro Migliorisi, alter ego del padre dell’autore, affacciatosi già nelle raccolte precedenti e ora raccontato con l’ampiezza di un grande romanzo storico e biografico. Seguendo le traiettorie impossibili di una biografia che talvolta si biforca, procedendo simultaneamente in direzioni contrapposte, questo romanzo racconta la storia di un’intera nazione, quella di un’Italia che è stata fascista e comunista, bellicista e pacifista, morale e immorale, pudica e sfacciata. Una storia che, per essere fedele fino in fondo, non può fare a meno di lasciare aperte le più aspre contraddizioni.

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Comandano le madri

(da Wikipedia) Un cittadino polacco legge il Manifesto del PKWN, diffuso il 22 luglio 1944. Di sconosciuto, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=249683

«Quindi, ventesimo giorno dell’insurrezione. Siamo nel nuovo rifugio, ai piedi dei pilastri. In tempo di guerra c’è quasi sempre un ritorno al matriarcato. Figurarsi con questa guerra. E figurarsi con questo scendere sempre più giù, sotto Varsavia (in questo formicaio rifugesco), con quest’insurrezione. Fu un ritorno-esplosione. Di matriarcato. Cantinesco? Cavernicolo? Che differenza fa. Mucchi di persone. Comandano le madri. Starsene sotto terra. Non ti scoprire! Non farti vedere! Pericolo di morte. Sempre. Anche a non farti vedere. E tutto questo cavarsela. Un bene che abbiano inventato il carburo e le lampade a carburo e le candele. E anche le galline spennate, per i piumini. Armi appena un po’ meglio di quelle delle caverne. Ma mica tanto. E rare. Per gli eletti. Scorte di pappa. Che diminuivano, però, fino a scomparire.

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Alcune conversazioni

Negli ultimi giorni sono stato ospite di alcuni incontri online, dei quali rimane quindi traccia, e ho parlato un po’ di Storia aperta. In ordine cronologico:

  • Scrittori a domicilio, con Serena Uccello
  • Scrittoriincittà, con Giulia Caminito e Pier Franco Brandimarte
  • Il posto delle parole, con Livio Partiti

Li inserisco qui sotto.



Come si scrive la recensione di un film

Mario Missiroli, 1948

“La prego di essere un po’ più succinto nelle sue recensioni. E poi di evitare in modo assoluto i cappelli e le introduzioni. Incominci sempre così: la trama è questa. Vedrà che se ne troverà contento anche lei. Dopo la trama, faccia le osservazioni che vuole, ma sempre in termini succinti. Mi dia retta!”.