Una storia difficile

Su Il lavoro culturale è uscito il testo del mio intervento al CaLibro Festival 2015, accompagnato e commentato dai disegni di Silvia Checconi. Ho provato a raccontare le ragioni che mi hanno spinto a scrivere Stati di grazia; o parte di queste ragioni. Ho descritto una fotografia, una ragazza, un viaggio, un paese del nord, una fabbrica, un documentario, il mio rapporto con la storia, e altri due o tre temi. Ho provato, ho provato, ho provato…

Argentina. Canne da zucchero
Argentina. Canne da zucchero

Una conversazione su letteratura e storia

Alcuni mesi fa (30.11.2014) il Domenicale pubblicava un articolo di Sergio Luzzatto (“La storia è una maionese impazzita”). Era un’invettiva. Lo storico accusava tutti. Scrittori, registi di film, documentari e serie tv, persino i musei: costoro – argomentava Luzzatto – hanno ridotto la storia a una “maionese impazzita” dove gli elementi didattici e conoscitivi della disciplina sono “mischiati e rimischiati senza criterio, come in un cocktail dell’assurdo”. La scienza cede il passo alla testimonianza, la storia alla memoria, il sapere alla rappresentazione, alla sceneggiatura, allo storytelling. Scriveva Luzzatto:

“Non c’è oggi testimonianza che non venga contrabbandata come verità; non c’è messaggio che non venga spacciato per magistero; non c’è memoria che non venga confusa con la storia”.

Negli stessi giorni leggevo i contributi ospitati dalla rivista Lo Straniero su scrittori e storia, un’inchiesta sui “nostri ieri” che ora diventerà un libro. Contributi che raccontano un rapporto serio, responsabile, onesto (a me sembra) col nostro passato prossimo. Allora mi chiedevo: ha ragione Luzzatto? È venuto il momento di smetterla? Dobbiamo lasciare in pace la storia? Non dobbiamo “torturare” la storia con marchingegni diseducativi? Oppure il fatto che molti scrittori si volgano alla storia è “sintomo” da prendere sul serio, oltre che un lavoro che dà frutti non avvelenati ma, appunto, quantomeno onesti?

Le questioni sono divenute oggetto di un dialogo via mail con Daniele Giglioli, che si è svolto tra il 20 dicembre 2014 e il 14 gennaio 2015. Tra le vacanze di Natale e i morti di Charlie Hebdo. Ho chiesto all’autore di Senza trauma e Critica della vittima di ragionare sui due elementi (l’invettiva di Luzzatto, l’inchiesta de Lo Straniero) tenendo sempre presenti, sullo sfondo, le sue pagine di critica letteraria e “sintomatica”. La conversazione, infine, è stata pubblicata sull’ultimo numero di Nuovi Argomenti (69). S’intitola “Gli altri non sono noi”. Credo che un po’ di carne al fuoco l’abbiamo messa. Segnalo questa conversazione a chi possa interessare. E qui cito giusto un passaggio di Giglioli: Continua a leggere “Una conversazione su letteratura e storia”

Krapfen indiani di banane (Edward M. Forster, «Passaggio in India»)

«“Signorina Quested, i dolci del professor Goodbole sono deliziosi”, disse Aziz rabbuiato, perché anche lui avrebbe voluto mandare dei dolci, ma non aveva una moglie che li facesse. “Per voi saranno un vero festino indiano. Io purtroppo, povero come sono, non posso darvi niente”.» Al tè offerto dal professor Fielding ci sono tutti i personaggi che contano in Passaggio in India: la signorina Quested e la signora Moore (appena arrivate in India dall’Inghilterra), il dottor Aziz, indiano musulmano; il bramino Goodbole «cortese ed enigmatico», che, appunto, ha portato dei dolci e che prende il tè «a una certa distanza dai fuoricasta». E poi c’è naturalmente il padrone di casa Cyril Fielding, un professore inglese che simpatizza con gli indiani più che con i compatrioti.

Aziz è irrequieto. Anche lui vorrebbe offrire un tè alle signore. Finisce per invitarle alle grotte di Marabar. Con grande impegno e spiegamento di risorse, Aziz organizza la gita che sarà all’origine di tanti pasticci. Si parte all’alba, si va in treno e poi in elefante. Di tanto in tanto il maggiordomo Mahboud Ali compare di fronte alle due signore con un vassoio di tè e di uova in camicia. Il fatto è che ad Aziz hanno detto «che gli inglesi non smettono mai di mangiare e che avrebbe fatto bene a nutrirli ogni due ore finché non fosse pronto un solido pasto».


AGGIORNAMENTO, 18/11/2022

Torna in libreria Pranzi d’autore, grazie a minimum fax. Una nuova edizione delle ricette letterarie di Oretta Bongarzoni. Di Pranzi d’autore ho scritto così tanto, su questo sito, che non riesco ad aggiungere altro. Sono felice di avere trovato un editore che lo riproponesse. Voglio solo festeggiare.


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KRAPFEN INDIANI DI BANANE

Ingredienti
250 grammi di farina
80 grammi di burro
sale, olio
una tazza di latte cagliato
Ripieno
3-4 banane;
polpa di noce di cocco
2 cucchiaini di zucchero
succo di limone
olio
Preparazione
Impastare la farina con il sale, il burro, il latte cagliato. Lavorare bene poi stendere una sfoglia sottilissima. Tagliare dei tondi con un bicchiere. Preparare il ripieno pestando le banane, la noce di cocco grattugiata, il succo di limone, lo zucchero. Versare un cucchiaio di impasto su ogni tondino, chiudere a mezzaluna e far dorare in olio bollente.

(Da: Oretta BongarzoniPranzi d’autore, Ed. Riuniti 1994, pp. 133-135. Da un po’ di tempo pubblico sul blog le ricette tratte da un vecchio libro di mia madre. Chi vuol sapere perché lo sto facendopuò leggere qui.)