Scoperto il segreto di Facebook

Ho un amico che pubblica status – col lucchetto – per leggerli – solo lui e poi – di quando in quando  – mostrarli – a me – sulla bacheca speculare – nel penitenziario dell’iPad – Forte – gli dico – Solo per i tuoi occhi – I tuoi segreti digitali – e questo succede laggiù – o lassù – non so bene a quale altezza – di Facebook – perché il mio amico – ha sigillato anche – le distanze.

Ladri di biciclette, Vittorio De Sica ringrazia Alfredo Orecchio per la sua recensione (1948)

de sica

 

24 novembre 1948. Vittorio De Sica ringrazia mio padre Alfredo Orecchio (alias Pietro Migliorisi) per l’articolo su Ladri di biciclette uscito sul Messaggero. Seguirà un altro biglietto di ringraziamento nel 1949. Un messaggio che sembra trasmettere riconoscenza genuina. Ma stupirsi sarebbe anacronistico. Oggi De Sica e il suo film appartengono alla storia della cultura mondiale. In quell’autunno del ’48, invece, chissà quanti dubbi, quante paure e incertezze nel presentare un film così radicalmente diverso e innovativo. La recensione di mio padre – immagino – avrà contribuito ad alimentare la confidenza di De Sica nella sua arte e nel cammino intrapreso.  Continua a leggere “Ladri di biciclette, Vittorio De Sica ringrazia Alfredo Orecchio per la sua recensione (1948)”

Flanerì su Città distrutte

Roberta Biondi, “Città distrutte. Sei biografie infedeli” di Davide Orecchio

Non sempre la lettura si identifica con la ricerca della verità. Capita spesso, al contrario, che si preferisca trovarvi elementi da essa alienanti, che non siano però necessariamente frutto dell’altrui fantasia. A volte, infatti, è bello sentirsi raccontare qualcosa che sia quasi vero, qualcosa che potrebbe essere. Ed è quello che fa Davide Orecchio nel suo romanzo d’esordio, Città distrutte. Sei biografie infedeli (Gaffi Editore, 2012), creando un complesso e coinvolgente gioco capace di proiettarci nelle vite, nei pensieri e nei fallimenti dei protagonisti delle sue biografie fittizie. O meglio, come recita il titolo, infedeli. Perché non si tratta solo di invenzione: ci ritroviamo a riconoscere in ognuna delle parti del romanzo una personalità, un carattere, un tratto che da qualche parte abbiamo già visto.

Una ragazza argentina che con coraggio affronta gli anni della dittatura, un bracciante molisano e la povertà della sua terra, un regista sovietico che si ritrova in Italia a fare i conti con la propria solitudine, un giornalista siciliano combattuto tra fascismo e comunismo, un diplomatico tedesco che riscopre la sua indole di filosofo, una poetessa infelice, sono questi i sei ritratti dietro cui si cela, o potrebbe celarsi, un personaggio reale. Continua a leggere “Flanerì su Città distrutte”