DeLillo, Antonioni

Ha una voce gutturale, liquida, roca. Racconta Deserto rosso di Antonioni. Dice i colori del film. Rosso, amaranto, rosa, viola, nero, grigio. Descrive persone, paesaggi. Le parole s’impastano nel catarro, sembrano fragili quando scorrono su per la fiala del collo. Nel crogiolo c’è un’ebollizione. I due antipodi sono il coagularsi e lo squagliarsi: delle parole. Ma riesce sempre. S’inceppa solo due volte. Prosegue. Il testo è una chimica. A volte dimentica la necessità del microfono. Ora siede, risponde alla domanda, scorda il microfono sulla coscia, tira su il microfono con un gesto geometrico, per parlare ti serve il microfono, lo…

Sul film «L’amministratore»

Nel documentario L’amministratore di Vincenzo Marra (Italia, 2013, 84 minuti) sono tutti vecchi. Si va dai 60 anni in su. [ Salvo rare eccezioni. Un immigrato che balla. La figlia. Un muratore. ] Le case mostrano crepe, infiltrazioni d’acqua. Gli attici crollano sui piani inferiori. Il massetto dei bassi non tiene, tra il fango e l’asfalto cresce un binario per topi. La città cade a pezzi. L’amministratore prova a rammendarla. Ammaccato e cinico anche lui. Donne sessantenni vivono con madri ottuagenarie. Ci si opera agli occhi e del cancro all’intestino. I fratelli si odiano e impoveriscono e decompongono sui divani…

Ladri di biciclette, Vittorio De Sica ringrazia Alfredo Orecchio per la sua recensione (1948)

  24 novembre 1948. Vittorio De Sica ringrazia mio padre Alfredo Orecchio (alias Pietro Migliorisi) per l’articolo su Ladri di biciclette uscito sul Messaggero. Seguirà un altro biglietto di ringraziamento nel 1949. Un messaggio che sembra trasmettere riconoscenza genuina. Ma stupirsi sarebbe anacronistico. Oggi De Sica e il suo film appartengono alla storia della cultura mondiale. In quell’autunno del ’48, invece, chissà quanti dubbi, quante paure e incertezze nel presentare un film così radicalmente diverso e innovativo. La recensione di mio padre – immagino – avrà contribuito ad alimentare la confidenza di De Sica nella sua arte e nel cammino…

Sokurov, Tarkovskij

Che l’autore di Faust e il creatore di Andrej Rublëv avessero affinità elettive il mondo lo sa, e la rete pure. Nell’URSS dei tardi Settanta il secondo, già emarginato e prossimo all’esilio, fa da mentore al primo. Nel 1979 Sokurov, come ricostruisce Mauro Martini su Lettera22, “…è già un reietto: i suoi primi saggi vengono immediatamente accusati di formalismo e di antisovietismo e gli costano l’allontanamento dalle aule della scuola (l’Istituto pansovietico di cinematografia di Mosca, ndr), anche se gli viene consentita la possibilità di dare gli ultimi esami da esterno”. “Peggio che andar di notte: Sokurov gira, a mò…