Memoriale

Gli asparagi, le fragole, l’uovo cotto nell’acqua, la crusca, il minestrone, la pasta di crusca, il sugo senza soffritto, l’hamburger, il passato è in esubero, cinque anni senza timballi, le fragole, gli asparagi, il presente è precario, l’odore della cucina materna, l’odore della cucina paterna, sei anni senza lasagne, il dolce va bene ma solo di frutta, il futuro è insolvente, le mani del primario sulla cicatrice che taglia l’addome, che racconta il viaggio nel passato in esubero, la cicatrice è la strada che l’addome mostra al primario che tasta e il primario accelera e prescrive gli asparagi, le fragole, l’uovo cotto nell’acqua, la crusca, il minestrone, la pasta di crusca, il sugo senza soffritto, l’hamburger e il primario è in esubero, il primario è al gratin, la cicatrice aglio e olio, la crusca bruciata viva a Rouen, l’uovo cotto nell’acqua assassinato a Brest, gli asparagi processati a Norimberga, dichiarati colpevoli, impiccati e in un bunker a Berlino: la cicatrice sull’addome suicida, senza respiro, un culo di sacco. Ciò che resta dell’addome sopravvive. La cicatrice sta nel libro di storia, nel memoriale.

Nei dintorni del villaggio di X

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Nei dintorni del villaggio di X compare a mezzanotte la mietitrebbia Claas (vero). Le regine delle trebbiatrici sono da un secolo le Claas; tedesche. In questa si accendono il motore, le luci abbaglianti, il raspo e la puleggia (vero). Gratta la terra fino alle due del mattino. Zittisce grilli e civette (falso). La macchina umana fa più baccano di grilli e civette (vero).

Un ebreo americano nella Berlino di Hitler. La storia di Abraham Plotkin in un mio racconto sul Manifesto

Plotkin 1892-1988
Plotkin (1892-1988)

Domani (4 agosto) il manifesto pubblica un mio racconto (in versione ridotta per la stampa) (qui accanto allego la pagina, 07/08. La versione integrale del racconto si può leggere anche su Nazione Indiana, 09/09) È la storia di Abraham Plotkin, un ebreo americano, disoccupato, sindacalista che nell’inverno del 1932 andò a vivere a Berlino. Pensava di entrare nella capitale dei rossi, nella patria dello Stato sociale. Voleva apprendere e riportare un po’ di quella patria in America. Invece imparò i comizi di Goebbels, le uniformi naziste, la miopia socialdemocratica, i morti di fame di Wedding. Tenne un diario scrupoloso, pubblicato negli Usa (An American in Hitler’s Berlin. Abraham Plotkin’s Diary, 1932-33, a cura di Catherine Collomp e Bruno Groppo, University of Illinois Press, Urbana and Chicago, 2009). Testimoniò ogni giorno fino all’incendio del Reichstag, la notte del 27 febbraio ’33; la presa del potere nazista. Sperò, si spaventò, chiese. “Hitler avanza. Cosa intendete fare?” Gli rispondevano: “Non si preoccupi, è tutto sotto controllo”.

Il racconto sul Manifesto

Nelle pagine di Plotkin rivive la classe dirigente di Weimar col suo ballo spruzzato di Riesling sul Titanic. Rivivono gli ultimi giorni liberi di Berlino, in passeggiate e incontri frenetici e manifestazioni e punti interrogativi. Malato di posterità, considero la storia la concatenazione dei fatti che dovevano accadere e sono quindi accaduti. Ma nel diario di Plotkin ho incontrato il passato presente. L’ombra della storia prima che si cucinasse la pietanza ineluttabile. L’organismo del “tutto è possibile, e il contrario di tutto”. È stata un’esperienza interessante.

Il racconto è una “digestione” del diario di Plotkin. Le scene e gli aneddoti sono molti: la prostituta di Alexanderplatz, il giovane ebreo che chiede uguali diritti, il couscous politico berlinese, le conversazioni con socialisti e sindacalisti che rassicurano Plotkin: “Hitler non prenderà mai il potere”. E poi spariscono tra arresti e bavagli.

Cose che possono capitare quando la tua classe dirigente non è all’altezza della situazione

Sabato 11 febbraio 1933. Martin Plettl, presidente del sindacato tessile tedesco e militante socialdemocratico, passeggia in una foresta che circonda Berlino assieme a un viaggiatore americano, che gli chiede:

berlino

– Ma se Hitler [già al governo in coalizione con Hugenberg, ndr] farà questa mossa, come reagirete? E se Hitler farà quest’altra mossa, come reagirete?

Plettl sorride ed è incomprensibilmente (per il suo interlocutore) calmo:

– Abbiamo valutato tutti gli scenari, ogni possibilità, e siamo preparati. In caso di emergenza, la grande macchina del sindacato saprà reagire prontamente. Entro un’ora l’intera organizzazione, in ogni parte della Germania, si metterà in movimento. Ma non si preoccupi, Hindenburg non consentirà mai una dittatura.

Conversazione realmente avvenuta a:
16 giorni dall’incendio del Reichstag,
17 giorni dalla sospensione delle libertà civili,
22 giorni dalle elezioni che daranno la maggioranza al Partito Nazista,
3 mesi e mezzo dalla distruzione del movimento sindacale tedesco,
3 mesi e mezzo dall’arresto di Plettl,
4 mesi e mezzo dallo scioglimento della SPD,
6 mesi e mezzo dalla proibizione di qualsiasi partito o associazione non nazista.

(Cose che possono capitare quando la tua classe dirigente non è all’altezza della situazione)