Ladri di biciclette, Vittorio De Sica ringrazia Alfredo Orecchio per la sua recensione (1948)

de sica

 

24 novembre 1948. Vittorio De Sica ringrazia mio padre Alfredo Orecchio (alias Pietro Migliorisi) per l’articolo su Ladri di biciclette uscito sul Messaggero. Seguirà un altro biglietto di ringraziamento nel 1949. Un messaggio che sembra trasmettere riconoscenza genuina. Ma stupirsi sarebbe anacronistico. Oggi De Sica e il suo film appartengono alla storia della cultura mondiale. In quell’autunno del ’48, invece, chissà quanti dubbi, quante paure e incertezze nel presentare un film così radicalmente diverso e innovativo. La recensione di mio padre – immagino – avrà contribuito ad alimentare la confidenza di De Sica nella sua arte e nel cammino intrapreso.  Continua a leggere “Ladri di biciclette, Vittorio De Sica ringrazia Alfredo Orecchio per la sua recensione (1948)”

Un dittatore

Ma se un dittatore muore a novant’anni, vuol dire che si è goduto ogni ruga, ogni centimetro di stempiatura, tutti i dolorosi privilegi della senilità negati alle sue vittime. Quelli che non hanno avuto un solo capello bianco, né una frattura al femore. I ragazzi che non sono arrivati alla piorrea. Le ragazze che non hanno vissuto il principio dell’osteoporosi. Non saranno contente. Per i novant’anni. Del dittatore.

Un treno

Regionale Roma – Formia. Finestre abbassate. Tende blu che volano. Corsa a perdifiato. John Wayne. Ecco gli indiani. Gli indiani della pianura Pontina. Sono spietati. Una freccia infilza la mia vicina. I primi colpi di pistola. Ci difendiamo. Geronimo prova a fregarmi lo smartphone. Geronimo sgozza il controllore.

Latina. Giù i cadaveri. Sale il medico ubriaco. Cauterizza le ferite col whisky. Carichiamo i fucili e gli smartphone. Il treno riparte. Il medico resta con noi e ride. Un’altra giornata folle nella vita del medico.

Formia. Sano e salvo. Ma ho una freccia nel fianco.

E si riparte. Formia – Roma. Stessa diligenza. Stesse tende blu. Sul binario un vecchio Cheyenne della pianura Pontina fuma il suo calumet, ma non della pace.