E.M. Forster: perché smisi di scrivere romanzi

A 45 anni Forster smise di scrivere romanzi, e trascorse i successivi 46 anni della sua vita occupandosi d’altro (saggistica, biografie, giornalismo). In questo stralcio di un’intervista alla BBC (1958), segnalato da Open Culture, l’autore di Passaggio in India e Casa Howard spiega il motivo.

“Penso che uno dei motivi per cui ho smesso di scrivere romanzi (…) è che l’aspetto sociale del mondo è cambiato così tanto. Ero abituato a scrivere del vecchio mondo scomparso, con le sue case e la sua vita familiare e la sua pace relativa. Tutto questo è andato. E anche se posso riflettere al riguardo, non posso scriverne in forma narrativa.”

Su «Internazionale»

Il più bel magazine che si stampi in Italia ospita una recensione di Città distrutte. La scrive Frederika Randall, corrispondente a Roma per The Nation. Inizia così:

L’esordio di Davide Orecchio ricorda il grande W.G. Sebald nei suoi Gli anelli di Saturno e Gli emigrati. Composto da sei vite parallele in tempi e luoghi diversi, Città distrutte punta sul lato malinconico della storia: la giovane donna vittima della tortura sotto i colonnelli di Buenos Aires che offre la libertà a un’altra; il contadino molisano militante che si isola dal mondo quando muore la moglie; il regista sovietico alla Tarkovskij esiliato nell’ovest; il giornalista messinese prima fascista, poi gappista, poi amante della poesia; la giovane poeta di vita breve che si definisce “una città distrutta”; una versione di Wilhelm von Humboldt diplomatico prussiano a Roma nel primo ottocento. Coraggio, ambizione, solitudine, figli amati e persi, matrimoni spezzati. Sotto queste vite – dure, intense e a volte un po’ misteriose – la Storia fa i suoi movimenti tellurici. La dittatura argentina, il movimento operaio, lo stalinismo, il socialismo e il comunismo in Italia negli anni del fascismo e durante la guerra fredda, il fascismo stesso, le guerre napoleoniche. Basandosi in parte su documenti storici, l’autore, lui stesso uno storico, approfitta della precisione e della concretezza del suo mestiere per inventare storie necessarie e commoventi.

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