Mariasole Ariot

ditele che il mondo è il retaggio di una madre, ditele che è un cratere spento, ditele che l’uomo ha fame dell’umano, ditele che la fame non è innocente.
ditele che il giorno ha smesso di parlare, ditele che grido, ditele che è bianco, ditele che è forma
ditele che il niente ha il peso di un oggetto, ditele che il vuoto non è cavo, ditele che parlo.
ditele che il consiglio è: evaporare, ditele che un foro non è un passaggio, ditele che non passa, ditele che hanno cartografato il vuoto

«Cara reinserzione culturale del disoccupato». Una lettera di Andrea Inglese

. «Cara Reinserzione Culturale del Disoccupato, . le mie relazioni sociali che stanno così bene al di fuori di me così ben al di sopra . le mie relazioni sociali sono in costante miglioramento sono quasi ottime tutte . tenendo la mia follia lontano dalle mie relazioni sociali che vanno sempre concepite come massa vellutata anonima separando tutta la mia sete d’amore l’incalcolabile desiderio di posare una mano sulla coscia sulle radiazioni interne gli aloni i tremiti minimi di una coscia allontanando il bisogno di mordere e colpire dalla sfera chiara delle mie relazioni sociali

«Se Berlusconi scrivesse poesie» (Luigi Di Ruscio, 2007)

Credo che fosse il 2007. Luigi Di Ruscio venne a Roma per presentare il suo volume di Poesie operaie (Ediesse). Un giorno di primavera alla Casa delle Letterature. L’accompagnava il suo Angelo “custode” Ferracuti. Intervistai Di Ruscio per il video qui sotto, realizzato da Carlo Ruggiero. Fu amore a prima vista per l’uomo, la sua ironia, la sua lingua. A un certo punto ci disse, suppergiù: “Mi sono posto il compito di essere poeta e basta, non poeta operaio. Ma certo la vita che ho fatto mi ha modificato. Non potrei scrivere poesie come un direttore di banca. Oppure, che…

Splendore nel Marmo

Assistere alle poesie di Silvia Bre testimoniandone una sintonia elettiva con Wallace Stevens è stata esperienza illuminante e di bellezza al trecentocinquantapercento. E’ successo qui poche ore fa. Alfonso Benadduce ha letto da Marmo il poemetto Sempre perdendosi. Ed è stato un incanto. Iniziava così: “Poiché il cielo è così alto io sono un servo / è giusto non dormire. / La gola è stretta, da intonare all’urlo, / dentro ho la vocazione maledetta. / Ma mi confondo / con tutto questo sonno. / Amo senza capire. / E’ non capire, che amo fino in fondo”.