Venerdì 6 febbraio, a Roma, partecipo al quarto incontro di Cosa si fa con un libro? Organizzato da Via dei Serpenti. Alle 21, nella sede di Alterevie in Via Caffaro 10. Nel mio caso Un libro si scrive. Qui tutti i dettagli sull’iniziativa.
Scanner, o dell’autoproduzione. Un appuntamento romano
Se l’autoproduzione è un’utopia, Maurizio Ceccato l’ha portata sulla terra e, a Roma, la libreria Scripta Manent è la sua isola. Se non avete mai incrociato questo geniale illustratore e la sua compagna Lina Monaco, l’occasione buona potrebbero essere i prossimi 5, 6, 7, 8 febbraio. Quattro giorni dedicati a Scanner, un festival delle autoproduzioni italiane.

Io Maurizio Ceccato l’ho conosciuto quando realizzò la seconda, bellissima copertina di Città distrutte. In seguito partecipai al Watt greco, il 3,14: in quel numero del magazine scrittori e illustratori s’incontravano e dedicavano alla classicità e al mito. Uno degli autori presenti, Matteo Nucci, scriveva in un passaggio:
«L’ozio e l’abbandono sono terribilmente invisi ai tedeschi e a tutti i popoli malati di produttività, ignari della forza con cui l’ozio accresce la capacità di stupirsi».
Qui non è utopia ma attualità dell’Europa; un motivo in più per riprendere in mano Watt. Continua a leggere “Scanner, o dell’autoproduzione. Un appuntamento romano”
Mappa di luoghi, topi, persone
Grande guerra, musei e archivi digitali
Ho pubblicato su Nazione Indiana una Piccola guida non esauriente alle mostre e iniziative di commemorazione della Prima guerra mondiale. Tra esperienza e ricostruzione, finzione e didattica. L’illusione di rivivere. L’ossessione del ricordare. Uno storify dove ho aggiornato e rivisitato un articolo uscito su Pagina99 a fine agosto 2014. Le mostre in corso sul Centenario della WWI. Londra, Berlino, Francia, Belgio… Gli allestimenti nei musei italiani, le iniziative programmate (da qui al 2018) dal governo italiano. I link utili. Tutto, o molto, ruota attorno a esperienze sensoriali/digitali e memoria. Rivivere “fittiziamente” (ossia grazie a installazioni e multimedia) il passato per farsene un’idea: funzionerà? Un altro aspetto riguarda la proliferazione di siti, portali, archivi online di memorie e reperti. Persone molto più edotte di me mi spiegano che ricerca e riflessione sulla conservazione digitale, i suoi metodi, l’“aspettativa di vita” dei supporti e via dicendo sono avanzate e consapevoli. Però mi colpisce, in questa digitalizzazione della memoria (peraltro affascinante, e “democraticamente” a disposizione dei navigatori), uno slittamento di postura: siamo quasi del tutto nella sincronia, in un presente illusoriamente durevole; mentre mi sembra che stiamo perdendo la funzione diacronica della trasmissione, ci interroghiamo poco (o meno) su quanto resterà di questa mole di reperti intangibili. Forse mi sbaglio, ma a me vengono in mente i banchi di memoria ne “La città e le stelle” di Arthur C.Clarke: lì, nei computer, era archiviata la storia plurisecolare della città; ma l’umanità era del tutto smemorata e congetturava falsi miti sul passato. Nei memory banks risiedeva una memoria non consultabile, occulta, inutile. Non vorrei che in futuro tutto questo fosse destinato all’avaria.

