Piccolo racconto per l’inizio dell’anno

Una favoletta che ho scritto l’altro giorno e pubblicato su Nazione Indiana.

Inizia così:

Alberto e il signor Gilberto vivono assieme e si prendono cura l’uno dell’altro. Quando se lo ricorda, il signor Gilberto fa la spesa e cucina, paga le bollette, bada a che in casa non manchi nulla. La pensione del signor Gilberto basta appena perché i due ne possano vivere, e Alberto ricambia col suo affetto e calore. Il corpo di Alberto è caldo e accudisce più di qualsiasi coperta o cappotto. La sera, quando nel condominio i termosifoni si spengono e dalle mura umide, e sotto agli infissi negletti, entra il freddo dell’inverno, al signor Gilberto non resta che il tepore di Alberto, e nelle sue coccole sente anche il suo cuore che batte. Un cuore che batte riscalda più di qualsiasi coperta o cappotto, pensa il signor Gilberto seduto sul divano, mentre nelle sue gambe stanche torna a scorrere il sangue. Alberto lo guarda, poi chiude gli occhi. Il signor Gilberto ha bisogno di calore e riposo, perché ha ottant’anni d’età. Alberto, che sonnecchia sulle sue cosce, invece ne ha compiuti nove da poco, è nel fiore maturo della propria vita. Ma sono mai stati problemi, questi, tra un gatto e un essere umano? No, è la risposta. Gatti e uomini possono andare d’accordo a tutte le età, e Alberto e il signor Gilberto ne sono la prova.

Prosegue qui.

Ma non avrei mai immaginato che poi accadesse questo.

L’immagine in copertina è di Mabel Amber da Pixabay.

Per Alessandro Leogrande

Il 29 novembre 2020, su Collettiva.it, ho intervistato Angelo Ferracuti per ricordare assieme Alessandro Leogrande, che ci manca ormai da tre anni. Nel sito si possono leggere molti altri materiali di e su Alessandro Leogrande, utili a farsi un’idea della vastità di orizzonti di questo scrittore, della sua importanza e del vuoto che ha lasciato. Tra le riflessioni di Ferracuti, che con Leogrande condivise molte iniziative e soprattutto un’idea di letteratura, segnalo qui due estratti (il resto al link):

Era «un ragazzo di una onestà intellettuale assoluta, di una generosità disarmante», uno «scrittore rigoroso, colto, informatissimo, eppure così assolutamente privo di narcisismo».

«Alessandro è stato un intellettuale di conio novecentesco, con uno sguardo internazionale, che credeva ancora al bene comune e a un lavoro di cittadinanza attiva, cercava un rapporto con la politica e la società, con il sindacato e i movimenti, nonostante tutto, e indagava i grandi temi mescolando narrativa tout court, saggistica, storia, meccanica sociale. Non sembrava un prodotto della sua generazione, forse per questo lo sentivo molto vicino, come un fratello minore però più bravo. Ma è stato tutto questo in un’epoca cinica dove quelli profondi e portatori di un pensiero politico forte come il suo, seppur operosi, vivevano e continuano a vivere isolati».

Foto di Marco Merlini

Mi ero dimenticato

Mi ero completamente dimenticato che stavo tenendo un diario di bordo del nuovo lavoro. Forse perché non sono capace di scrivere diari. Così ho saltato un casino di tappe. Fino alla più importante.

L’ultima.

Il libro è finito. Quasi un anno fa. Poi, dopo i consigli di un editor amico, l’ho riveduto in una seconda stesura. A gennaio e febbraio di questo anno.

Poi sono entrato nel confinamento.

Ma nel frattempo il manoscritto camminava il suo corso, con mia grande sorpresa.

Chissà come andrà a finire.

Multiboxer

***

L’esordio di un multiarto può essere liquido. Depongono il neonato nel cesto, tra i cesti. Le sue tre braccia destre si agitano, le due gambe scalciano, le tre braccia sinistre si rivolgono in segno di lotta, il braccio centrale stringe il piccolo pugno e si prepara al colpo, superiore e inferiore fanno già scudo al torso. L’addestrano all’equilibrio e alla corsa, al passo e alla guardia. Nella palestra una voce diffusa gli insegna le mosse, ad esempio i doppi ganci a sinistra mentre il primo destro cerca l’uppercut, il secondo destro va verso il fegato e l’inferiore mira allo stomaco dello sparring partner-bot che un giorno sarà sostituito dall’avversario di carne, anche lui multiarto. È solo, educato allo spirito boxe. Non raggiunge gli altri nel dormitorio. Non gioca né mangia con loro. Però è fortunato. Non è destinato alle aree di produzione. Non raccoglierà cespi. Non competerà con le macchine per la produzione di macchine. Non porgerà cibo o vino in un’area di consumo eurasiatica. Forse. Chiede: «Quanto vivrò? Morirò presto?». Ma nessuno risponde.

Prosegue su Per rabbia o per amore. Lo sport in 12 racconti, 66thand2nd.

Foto di eloneo da Pixabay