Scrittori in tempi di guerra: Scipio Slataper

«Nella mia città facevano dimostrazione per l’università italiana a Trieste. Camminavano a braccetto, a otto a otto; gridavano: viva l’università italiana a Trieste, e strisciavano i piedi per dar noia alle guardie. Allora mi misi anch’io nelle prime file della colonna, e strisciai anch’io i piedi. S’andava cosí giú per l’Acquedotto.

A un tratto la prima fila si fermò e dette indietro. Dal caffè Chiozza marciavano contro noi in doppia, larga fila i gendarmi, baionetta inastata. Marciavano come in piazza d’armi, a gambe rigide, con lunga cadenza, impassibili. Ognuno di noi sentí che nessun ostacolo poteva fermarli. Dovevano andare avanti finché l’Imperatore non avesse detto: halt! Dietro quei gendarmi c’era tutto l’impero austrungarico. C’era la forza che aveva tenuto nel suo pugno il mondo. C’era la volontà d’un’enorme monarchia dalla Polonia alla Grecia, dalla Russia all’Italia. C’era Carlo Quinto e Bismarck. Ognuno di noi sentí questo, e tutti scapparono via interroriti, pallidi, spingendo, urtando, perdendo bastoni e cappelli.

Io rimasi a guardarli con meraviglia. Marciavano dritti avanti, senza sorridere, senza ridere. La gente che scappava era per loro lo stesso che la compatta colonna che marciava per l’università italiana. Io rimasi fermo a guardarli, e fui arrestato. Continua a leggere “Scrittori in tempi di guerra: Scipio Slataper”

Scrittori in tempi di guerra: Alfred Döblin

«Le città renane erano in attesa dei reduci e adornavano le loro vie e i ponti. Padri, fratelli, figli ritornavano. Si voleva festeggiare chi era rimasto in vita, coloro che ritornavano dall’inferno, e festeggiare la fine della guerra. Coloro che avevano sognato grandi gesta di guerra e si aggiravano spauriti, erano lieti che il loro orgoglio, i reggimenti in marcia, i cannoni, i carri armati, le mitragliatrici, le fanfare e le bandiere, presto avrebbero riempito di nuovo le strade. Esisteva ancora la gioia, dunque, e non tutto era perduto. Altri s’attendevano un aiuto per le novità che sopravvenivano, perché non c’era più lo Stato, tutto pareva in dissoluzione, certi giorni pareva d’esser preda di bande brigantesche. Altri ancora attendevano i reduci per la rivoluzione, per la rivoluzione totale.

(…)

In mezzo ai soldati che bivaccavano, nelle scuole, ai posti di ristoro, s’affollavano persone con richieste molteplici. Infermiere e dame della buona società offrivano caffè, birra e piccole salsicce. Intorno ai pentoloni da campo dei soldati sulla piazza s’affollavano povere donne e molti bambini, uomini anziani che mendicavano pane e tendevano bicchieri. Davanti alle stazioni i comandanti cercavano di cacciar via i mendicanti. Continua a leggere “Scrittori in tempi di guerra: Alfred Döblin”

Preparare una torta tropicale (Kate Chopin, «Il risveglio»)

Adèle Ratignolle è grande, morbida, bella, avvolta armoniosamente nei suoi abiti ondeggianti e nella sua vita col marito, i bambini, i lavori di cucito, gli amici, la società agiata di New Orleans, le vacanze sul promontorio. Invece Edna Pontellier è argentea. Sottile, introversa, inquieta, più seducente che bella, «legata ai figli in modo capriccioso, impulsivo. Ora se li stringeva appassionatamente al cuore; ora li dimenticava». Sono le due protagoniste femminili de Il risveglio di Kate Chopin, un libro che fece scandalo (uscì nel 1899) e che narra la storia della ribellione di Edna. Edna e Adèle siedono sulla spiaggia (sono le prime villeggiature al mare) chiacchierando. Edna non rivela all’amica tutto quello che ha in testa, ma le lascia intuire molto. Eppure, il signor Pontellier copre la moglie di attenzioni e di dolci; i bambini sono belli e affettuosi. Il giovane Robert Lebrun è gentile e le offre compagnia, complicità, galanteria. Adèle Ratignolle, tornando verso casa dalla spiaggia, si appoggia al braccio del giovanotto: «Fatemi un piacere, Robert… Lasciate stare la signora Pontellier… Lei non è come noi. Potrebbe commettere il grossolano errore di prendervi sul serio». E lui: «Non c’è una sola possibilità che la signora Pontellier possa prendermi sul serio».

Continua a leggere “Preparare una torta tropicale (Kate Chopin, «Il risveglio»)”

Murakami incontra il pubblico

dance dance

«Sono ossessionato dal pozzo. E dall’elefante. Dal frigorifero. Dal gatto. E dallo stirare. Non so spiegare perché».

In quest’articolo del Guardian (Haruki Murakami: “My lifetime dream is to be sitting at the bottom of the well”) c’è un resoconto dell’incontro tra lo scrittore giapponese e il pubblico, durante il Festival internazionale del libro di Edimburgo.

«La mia immaginazione è una specie di animale. Quello che faccio è tenerla in vita».

Murakami ha risposto alle domande del pubblico e ha confessato che il suo sogno è sedersi nel fondo di un pozzo, del tutto isolato, e che scrivendo romanzi l’ha potuto realizzare. Quando gli hanno chiesto perché i suoi personaggi siano tutti così tristi, Murakami ha risposto stupito: «Davvero? Non è mia intenzione scrivere di personaggi tristi».

.

***

.
L’autore del blog Randomwire ha pubblicato in tre pezzi un viaggio fotografico nella Tokyo di Murakami: Gli inizi (randomwire.com/murakamis-tokyo-part-1/), I locali jazz che gestì prima di diventare scrittore a tempo pieno (randomwire.com/murakamis-tokyo-part-2/), I luoghi dove i suoi personaggi s’incontrano (randomwire.com/murakamis-tokyo-part-3/).

[ … ]

Senza dimenticare
il pozzo
l’elefante
il gatto
il frigorifero
e il ferro da stiro.