Felice Chilanti (1914-1982), parte due

Le altre parti della biografia Tornato a Roma si scopre ancor più rivoluzionario di prima: diventa a pieno titolo giornalista quando l’assumono come redattore al Lavoro fascista dove, tra gli altri, scrive l’articolo Difesa del sindacato. S’impegna in una battaglia per la distribuzione della ricchezza, scrive col collega Ettore Soave (economista e vicino a Rinaldo Rigola) il saggio Dominare i prezzi e superare il salario.

Felice Chilanti (1914-1982), parte uno

Qualche anno fa, nel 2007, su Rassegna pubblicammo una biografia di Giuseppe Di Vittorio  firmata da Felice Chilanti. Il libro intervista scritto negli anni 50. Nella premessa misi insieme qualche dato su Chilanti. Mi è venuta voglia di ritirare fuori quella roba anche per riappropriarmi del mio lavoro, al quale biografie di Chilanti apparse in rete si sono in parte “ispirate” – per non dire che l’hanno chirurgicamente saccheggiato – omettendo la benché minima briciola di citazione. Qui spezzo il tutto in tre parti. Ecco la prima. 

Sokurov, Tarkovskij

Che l’autore di Faust e il creatore di Andrej Rublëv avessero affinità elettive il mondo lo sa, e la rete pure. Nell’URSS dei tardi Settanta il secondo, già emarginato e prossimo all’esilio, fa da mentore al primo. Nel 1979 Sokurov, come ricostruisce Mauro Martini su Lettera22, “…è già un reietto: i suoi primi saggi vengono immediatamente accusati di formalismo e di antisovietismo e gli costano l’allontanamento dalle aule della scuola (l’Istituto pansovietico di cinematografia di Mosca, ndr), anche se gli viene consentita la possibilità di dare gli ultimi esami da esterno”. “Peggio che andar di notte: Sokurov gira, a mò…

Il 25 aprile di mio padre

C’è una casa nel corso del tempo dove un uomo non parla, un bicchiere di whisky sta sulla libreria scura, una sigaretta accesa sta sul bordo dello sgabello, un televisore trasmette gli anni settanta, un bambino squaderna un libro di Gianni Rodari sul pavimento, una palla rotola sul parquet scheggiato, un gatto entra dal terrazzo, centinaia di volumi crescono negli scaffali fino al soffitto: di letteratura, storia, teatro, poesia, sociologia, denuncia, compromesso, reazione, rassegnazione, rivoluzione e provocazione. Ma il libro numero uno è lui, il signore in poltrona.

Silvina Ocampo nella sua vecchiaia

La scrittrice Silvina Ocampo, compagna di Bioy Casares e amica di Borges (sebbene da lui, a torto, non del tutto stimata), in un giorno della sua vecchiaia prese in mano un libro di racconti e leggendolo se ne innamorò. A un signore che passava di lì, un vecchio amico che Silvina non aveva riconosciuto, proponendo di leggergliene un brano chiese: “Conosci questo libro? È bellissimo. Mi piacerebbe sapere chi l’ha scritto”. L’amico conosceva bene il libro. S’intitolava Autobiografía de Irene. L’amico ne conosceva anche l’autrice: si chiamava Silvina Ocampo ed era seduta davanti a lui. A quasi novant’anni l’Alzheimer le aveva…