Mentre si scrive, astenersi da Horcynus Orca

Mentre si scrive qualcosa è consigliabile astenersi da letture importanti in lingua italiana che possano avere un’influenza su quel che si scrive, sulla voce, sullo stile, sul lessico. Consiglio rafforzato: prendere Horcynus Orca e collocarlo nel luogo il più distante possibile da dove si scrive, pensa e immagina. Controprova: leggere Horcynus Orca mentre si è alle prese con la propria scrittura horcynusorcizza la scrittura stessa. È dimostrato. È una questione fisica e polare. La calamita è attratta dal polo e non viceversa. Il fiume scorre verso il mare e non viceversa eccetera eccetera. Il risultato sarà una figura patetica, poco più di un omaggio, un plagio minore. Un buon modo per preservarsi è leggere opere importanti in lingua straniera, dove l’influenza lessicale e stilistica risulta minore o quasi nulla per motivi evidenti.

Gli spagnoli encantados dalla biografia

Un bell’articolo del País. Dove si parla del genere biografico, della repulsione degli spagnoli per tale genere fino a oggi, della reticenza degli spagnoli per il vissuto privato, e delle traversie di Ian Gibson:

Según Ian Gibson, nacionalizado español, una sociedad necesita dos cosas para que el género biográfico pueda asentarse: estabilidad y curiosidad. Si hay 25 biografías distintas de Lord Byron, dice, es porque en los países anglosajones se ha dado un ambiente político y social que favorecía la investigación y la apertura. En España “ha primado la amnesia y la falta de interés real por los demás. Es un país que no escucha; todo el mundo quiere hablar, por eso hay tanto ruido”, dice en el fragor de tazas y cucharillas. “¿Qué español dedica cinco años a otro español?”. Así, el trabajo que no hicieron los españoles sobre sí mismos durante décadas lo tuvieron que hacer los extranjeros, dando lugar a ese fenómeno único en el mundo que es el hispanismo.

Splendore nel Marmo

Assistere alle poesie di Silvia Bre testimoniandone una sintonia elettiva con Wallace Stevens è stata esperienza illuminante e di bellezza al trecentocinquantapercento. E’ successo qui poche ore fa. Alfonso Benadduce ha letto da Marmo il poemetto Sempre perdendosi. Ed è stato un incanto.

Iniziava così: “Poiché il cielo è così alto io sono un servo / è giusto non dormire. / La gola è stretta, da intonare all’urlo, / dentro ho la vocazione maledetta. / Ma mi confondo / con tutto questo sonno. / Amo senza capire. / E’ non capire, che amo fino in fondo”.