Qualche ragionamento su «Purgatorio» di Tomás Eloy Martínez

Su alfabeta2 del 7 giugno 2015 ragiono su Purgatorio (Edizioni Sur), l’ultimo romanzo dello scrittore argentino Tomás Eloy Martínez.

Quando un regime inventa storie, alla letteratura cosa resta da fare, assecondarle o contestarle? Il regime è uno scrittore dozzinale, crea trame modestamente fittizie. Simile a un abito lacerato da buchi, il racconto maldestro che il regime cuce non nasconde appieno la realtà che pretende di mascherare; dagli squarci la verità affiora, e chi ha coraggio la vede. Dunque bisogna credere o dubitare? Sottomettersi alle menzogne ansiolitiche (oppure ansiogene, se occorre che siano) o cercare il vero, sebbene feroce, e quindi resistere? E come si deve ricordare (o dimenticare), e raccontare, un’epoca atroce?

L’ultimo libro di Tomás Eloy Martínez (1934-2010, già autore del capolavoro Santa Evita, tra i più importanti scrittori argentini degli ultimi decenni) espone un problema non solo politico ma letterario, e ha il grande pregio di non risolverlo.

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6 novembre 2023

Dalla storia alla narrativa, un incontro a Roma

Il 12 maggio, alla Libreria del Viaggiatore di Roma (Via del Pellegrino 165, ore 18.30) converso con Carola Susani su storia, memoria e letteratura. Proveremo a chiederci – immagino – perché tanti scrittori della nostra età o giù di lì si stiano volgendo alla storia (i nostri ieri), e con quali esiti. L’incontro è organizzato da Lotto 49, un’agenzia editoriale e letteraria. Riporto dal loro sito:

Negli ultimi anni è capitato e capita sempre più che gli scrittori narrino di storia. La fanno interrogandosi sul passato prossimo e remoto, convinti che il rigore dei nessi vada d’accordo con l’intuizione, l’invenzione dei casi esemplari; lo fanno perché avvertono buchi, questioni su cui non è stato detto tutto, su cui si è smesso di parlare, di cui non si parla ancora abbastanza. Lo fanno per legare mondi che non si toccano abbastanza: quello degli studiosi e quello dei lettori. Lo fanno in un modo nuovo rispetto al romanzo storico di un tempo, senza farsi sedurre dalle atmosfere; lo fanno in un modo diverso dagli storici, inventando casi esemplari, e con la lingua della narrativa. Capita a volte che gli storici facciano di se stessi narratori, e trovino la lingua e la disposizione adatta per raccontare i nessi e i casi, perché la trasmissione è una delle grandi questioni e mancanze del presente. Di questo cominceremo a discutere martedì 12 maggio, con Carola Susani e Davide Orecchio: del rapporto fra storia, memoria e scrittura narrativa; di come sono nati i loro libri […] Cominceremo a mettere le basi per il ciclo di seminari, che partirà il 23 maggio con Nadia Terranova, e che proprio sul rapporto fra scrittura e storia recente del nostro paese andrà a indagare.

Parlerei volentieri di:
1) Lo Straniero/I nostri ieri
2) L’invettiva di Luzzatto contro gli scrittori che si occupano di storia (“la maionese impazzita”)
3) Sebald, Kiš
4) la controfattualità
5) letteratura come alternativa terapeutica alla storia accaduta (ribellione?)
6) letteratura come controstoria (Wu Ming, Scego), vs discorso pubblico.
7) l’ossessione per le vittime
8) l’ossessione per le vittime
9) l’ossessione per le vittime
10) ?

Una conversazione su letteratura e storia

Alcuni mesi fa (30.11.2014) il Domenicale pubblicava un articolo di Sergio Luzzatto (“La storia è una maionese impazzita”). Era un’invettiva. Lo storico accusava tutti. Scrittori, registi di film, documentari e serie tv, persino i musei: costoro – argomentava Luzzatto – hanno ridotto la storia a una “maionese impazzita” dove gli elementi didattici e conoscitivi della disciplina sono “mischiati e rimischiati senza criterio, come in un cocktail dell’assurdo”. La scienza cede il passo alla testimonianza, la storia alla memoria, il sapere alla rappresentazione, alla sceneggiatura, allo storytelling. Scriveva Luzzatto:

“Non c’è oggi testimonianza che non venga contrabbandata come verità; non c’è messaggio che non venga spacciato per magistero; non c’è memoria che non venga confusa con la storia”.

Negli stessi giorni leggevo i contributi ospitati dalla rivista Lo Straniero su scrittori e storia, un’inchiesta sui “nostri ieri” che ora diventerà un libro. Contributi che raccontano un rapporto serio, responsabile, onesto (a me sembra) col nostro passato prossimo. Allora mi chiedevo: ha ragione Luzzatto? È venuto il momento di smetterla? Dobbiamo lasciare in pace la storia? Non dobbiamo “torturare” la storia con marchingegni diseducativi? Oppure il fatto che molti scrittori si volgano alla storia è “sintomo” da prendere sul serio, oltre che un lavoro che dà frutti non avvelenati ma, appunto, quantomeno onesti?

Le questioni sono divenute oggetto di un dialogo via mail con Daniele Giglioli, che si è svolto tra il 20 dicembre 2014 e il 14 gennaio 2015. Tra le vacanze di Natale e i morti di Charlie Hebdo. Ho chiesto all’autore di Senza trauma e Critica della vittima di ragionare sui due elementi (l’invettiva di Luzzatto, l’inchiesta de Lo Straniero) tenendo sempre presenti, sullo sfondo, le sue pagine di critica letteraria e “sintomatica”. La conversazione, infine, è stata pubblicata sull’ultimo numero di Nuovi Argomenti (69). S’intitola “Gli altri non sono noi”. Credo che un po’ di carne al fuoco l’abbiamo messa. Segnalo questa conversazione a chi possa interessare. E qui cito giusto un passaggio di Giglioli: Continua a leggere “Una conversazione su letteratura e storia”