Salame di spinaci (Elias Canetti, «La lingua salvata»)

È nella prima parte dell’autobiografia, quella dedicata all’infanzia trascorsa in Bulgaria, sulle rive del Danubio, che Elias Canetti ricorda le festività ebraiche, soprattutto Purim e Pessach, con i loro riti, la loro allegria, la loro austerità e i loro cibi stabiliti. Purim «era una festa che commemorava gioiosamente la liberazione degli ebrei da Hamàn, il malvagio persecutore […] I grandi si travestivano e uscivano, e dalla strada si udiva un gran vociare; in casa comparivano le maschere, io non sapevo chi fossero, era proprio come nelle fiabe».

La festa di Pessach (la Pasqua) è preceduta da giorni e giorni di grandi pulizie e preparativi. «Si veniva continuamente messi in disparte o mandati via, e anche in cucina, dove si preparavano cose interessantissime, si poteva tutt’al più gettare una rapida occhiata. La cosa che mi piaceva erano le uova scure, fatte bollire per intere giornate nel caffè». Poi la cena con le preghiere, il racconto dell’esodo dall’Egitto, le domande rivolte da più giovane della famiglia sul significato dei preparativi, «il pane non lievitato, le erbe amare e tutte le altre cose inconsuete che si trovano sulla tavola».
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SALAME DI SPINACI, Bulgaria 1910.

Ingredienti
Pasta:
2 uova
200 grammi di farina
Ripieno:
un chilo di spinaci
150 grammi di burro
300 grammi di ricotta
100 grammi di formaggio grattugiato
mezzo cucchiaino di noce moscata grattugiata
sale, pepe

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Intervista all’Hashtag

hashD. «Allora, è soddisfatto?»
H. «Direi proprio di sì. Me la sono sudata, ma alla fine il successo è arrivato».
D. «C’è voluto molto?»
H. «Guardi. Vent’anni fa ero un tasto inutile, in fondo a destra sul display del telefono. Buono solo a replicare chiamate…»
D. «E oggi?»
H. «E oggi sono il re della comunicazione».
D. «Esagerato!»
H. «Non sono io a dirlo. S’informi in giro».
D. «Già fatto, non si preoccupi. Progetti per il futuro?»
H. «Un tasto tutto per me. Questa storia del “Ctrl + Alt + à” deve finire. È una vergogna. Ho lanciato una petizione online. Mi raccomando, lo scriva».
D. «L’hanno paragonata alla Chiocciola. Come sono i rapporti tra voi? C’è rivalità?»
H. «Assolutamente no! Stimo molto @. Le siamo tutti debitori. Ma io…»
D. «Ma lei?»
H. «Io credo che durerò più a lungo».
D. «Qualcos’altro da aggiungere?»
H. «Sì: non chiamatemi più “Cancelletto”. Lo scriva».
D. «D’accordo. “Cancelletto” no more».
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+++ Da: «Non chiamatemi più Cancelletto. Intervista all’Hashtag», novembre 2014 +++
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D. «Ormai ha raggiunto la mezz’età. Qualche bilancio?»
H. «Sono nato in un’epoca che aveva gran varietà di “-ismi” e due soli modelli di telefono (col filo, senza filo). Mi ritrovo in un’epoca che ha gran varietà di telefoni e due soli modelli di “-ismo” (populismo, neoliberismo)».
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+++ Intervista all’Hashtag, parte 2 +++

Scrittori in tempi di guerra: Stefan Żeromski

Addestramento con pupazzi tedeschi. Da Internet Archive Book Images, www.flickr.com/photos/internetarchivebookimages
Addestramento con pupazzi tedeschi. Da Internet Archive Book Images, http://www.flickr.com/photos/internetarchivebookimages

«La guerra divenne l’elemento vitale del tenente Leszek Snica. Confessava a se stesso e agli amici che la guerra, da quando l’aveva conosciuta, era diventata nel suo intelletto quasi una prosecuzione, un ampliamento dell’attività artistica, un fiore che affondava le sue radici nella vita dell’uomo forte, dell’uomo creatore. Finalmente era caduto dalle sue possenti braccia creatrici tutto ciò che era meschino lavoro, preoccupazione di procurarsi cibi, bevande, indumenti, di sostenere famiglia. Era caduto come un inutile straccio. Tutto gli veniva consegnato in forma matematicamente perfetta, esatta, affascinante, ad una semplice richiesta: armi, indumenti, cibi, bevande, mantenimento della moglie e del figlio erano procurati con una puntualità al secondo da quella immane, complessa ed oltremodo possente macchina, che tutto pensava e tutto faceva ad un tempo, rispondente al nome di “Austria”. La sua vocazione di uomo, di marito, di creatore (la cui forza prorompente era guidata dalla saggezza) era diventata il valore, proprio il fine cui l’uomo creatore dovrebbe essere predestinato sulla terra. Quando il tenente Snica paragonava la sua vita precedente in Italia, una vita da furfante, da affamato, da vagabondo e da mezzo lazzarone, da “artista pittore”, con la sua attuale forza, tremava d’ira e vibrava di estasi. Là una nullità, qui un potentato. Potentato effettivo. La guerra aveva fatto sì che il mondo si spalancasse al suo sguardo intrepido e al suo pugno serrato. Continua a leggere “Scrittori in tempi di guerra: Stefan Żeromski”