Provando a spiegare Trockij

Ad Alatri, ospite di Tarcisio Tarquini e presso l’associazione Coworking Gottifredo, in un bell’incontro con lo scrittore Andrea Melone, ho provato a spiegare Trockij, il fantasma e messia di Mio padre la rivoluzione (come l’ha definito Melone), l’eroe del what if e personaggio che mi è servito, in quasi tutti i capitoli del libro, a raccontare i cortocircuiti, i fallimenti, gli appuntamenti mancati, le sconfitte. Non so se ci sono riuscito ma, come spiegano le foto scattate dagli organizzatori del Coworking, ci ho provato. Ho provato a spiegare alcune cose anche in questa conversazione con Gabriele Sabatini pubblicata da Flanerì…

Radio Days #3

È stata l’occasione per spiegare il ruolo del tempo nel libro: tempo personaggio, tempo storico passato presentificato, tempi verbali. E poi per parlare di Trockij, Bob Dylan e mio padre. ⬇︎ È successo nel corso di un dialogo/intervista con Giordano Meacci su Mio padre la rivoluzione. ⬇︎⬆︎ Domenica 17 dicembre 2017 sono stato ospite del programma radiofonico La lingua batte su Radio3, curato da Meacci, in una puntata dedicata alla Rivoluzione. ⬇︎⬆︎ (Immagine nella foto di copertina tratta da: StockSnap)

Il difetto dei racconti trockisti

Il difetto dei racconti trockisti è che vengono più lunghi del previsto. Il primo racconto trockista doveva essere di 20mila battute, ma arrivò a 60mila. Il secondo racconto trockista doveva essere uno scherzo da 10mila battute, ma arrivò a 61mila. Credo dipenda dalla presunzione di permanenza, di essere continue e ininterrotte, che hanno direi un po’ tutte le iniziative trockiste (spazi inclusi). Nella ragione pragmatica questo consegue in racconti lunghi ma forse non permanenti, l’ennesima sconfitta del trockismo. Spero che nella Roma di Virginia Raggi la vita di un estensore negletto (NON TROCKISTA) di racconti negletti trockisti possa proseguire. Non…

Trockij in the sky with diamonds

Un tempo, molto tempo fa, mi stava simpatica l’Urss, l’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche. Mi stava simpatica ma non ci sarei mai andato a vivere. Diciamo che mi stava simpatica da lontano. Mi piaceva studiarla. E naturalmente studiandola prendevo tutto il pacchetto: la rivoluzione, i politici rivoluzionari, gli artisti rivoluzionari, i mugicchi massacrati, gli ebrei massacrati, i polacchi massacrati, i poeti massacrati, i gulag. Era proprio l’insieme, il pacchetto, a ispirarmi tanta empatia per l’Urss. Amavo l’Urss per le sue sofferenze.