Il programma del Letterature festival internazionale di Roma

Torna il Letterature festival di Roma. Cinque serate nella prima metà di luglio, allo Stadio Palatino. Ogni sera tre autrici e autori leggeranno un proprio racconto inedito. È la formula classica, da più di vent’anni così.

Il mio consiglio è di non allontanarsi troppo in quei giorni, perché ci sono nomi di qualità altissima. A cominciare dalle anteprime, che iniziano l’8 giugno, alla Casa delle Letterature, con Bernardine Evaristo.

Qui sotto allego il comunicato. La conferenza stampa di presentazione del programma integrale si terrà la mattina del 5 giugno, sempre alla Casa delle Letterature.

Aggiornamento 5 giugno 2023.
Ecco il programma ufficiale:

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Jazz

Non so come sia iniziata per me. Forse, da bambino, per avere ascoltato (e poi cantilenato) Louis Armstrong in When the Saints…? Una lunga strada fino a oggi, fino a Joshua Redman e Jazzmeia Horn. 

Sul primo disco ascoltato, luci e ombre di fatti accertati e miti domestici. Fatto accertato: fu Coltrane che suona il blues. Quindi doppia scoperta: Jazz+Blues. Il lato B di quel disco convertirebbe il più irriducibile degli infedeli. Il mito: l’aveva lasciato in casa (pensavo) mia sorella, durante uno dei suoi viaggi anni Settanta dentro la casa/via dalla casa. Ma poche sere fa mi ha detto che non sa nulla di questo disco. Fine di un mito. Non ho ereditato il jazz da mia sorella.

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Ne «Il sol dell’avvenire» ci avrei visto bene Di Vittorio

Buongiorno, ho letto in giro tante opinioni sull’ultimo film di Nanni Moretti, chi l’ha apprezzato, chi no, ma comunque se ne parla molto e questo è già un sintomo che il film molto contiene, sennò mica se ne parlerebbe. Anch’io ho visto “Il sol dell’avvenire” e l’ho apprezzato, quindi, per quel che vale, consiglio di vederlo. A meno che non si appartenga alla categoria degli allergici a Moretti. Scopro che esiste questa categoria e rispetto chiunque ne faccia parte, ma certo fatico a comprenderla, perché ho sempre stimato Moretti anche al di là del suo cinema, o meglio anche per i frammenti etici e politici che ha disseminato nella sua filmografia, restituendomi un punto di vista contrario alla mentalità prevalente nel mio Paese (“le parole sono importanti”, tanto per dire). Quindi per me Moretti, non mi vergogno a dirlo, è stato un “fattore educativo”, una specie di pedagogo.

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