All’improvviso ho memoria di gatti. Gatti, gatti, gatti! Certosini, soriani, bastardi, meticci. Il gatto che accarezzavo e faceva puzze di gioia, non fusa. La gatta che alla Balduina scomparve (andava per strada, era bella). La gatta che muore a un mese d’età per un’occlusione, ma prima di morire, quando io dormivo, pensava che io fossi morto e piangeva; la gatta che muore provando a fare la cacca, domenica mattina nella stanzetta, e il veterinario che la riceve da me: «Ma è solo un gatto!» «E lei è solo un veterinario!» Poi andai a Porta Portese per distrarmi, ma pensavo alla gatta e piangevo. L’altra gatta che saltava due metri in alto verso il sonaglio, una gatta miracolo. E il gatto che s’arrampicava sul mio corpo in pochi secondi: dai polpacci ai fianchi al collo, con la forza del graffio. La gatta sul cornicione quassù all’ultimo piano, con l’astuzia strafottente della coda. Mi presti la tua coda? Mi presti i tuoi baffi? Mi presti il tuo sonno sotto al termosifone? La tua abilità di leccarti?
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Piccolo spunto su Minotauro e minatore

Per distrazione delle connessioni del mondo non mi ero mai accorto che “Minotauro” e “minatore” fossero vocaboli quasi identici. Eppure non hanno, che io sappia, alcuna affinità etimologica.
Minotauro: (mostro attore di mostruosità e sacrifici) il toro minoico, Μινώ – ταυρος.
Minatore: (vittima di un lavoro spesso mostruoso) “che fa mine, che travaglia alle mine” (1764), dal francese “mine” (1314) che riprende il gallico “meina”, ‘metallo naturale, greggio’. (Cortellazzo-Zolli,Dizionario Etimologico della lingua italiana, Zanichelli, Bologna 1992, p. 757).
Due estranei, col sangue e l’origine diversa, che si ritrovano in un nome quasi gemello; e nello stesso ambiente: il labirinto…
John Lee Hooker #1
Nasce dov’è il Mississippi, dov’è sgorgato tanto blues e c’è Clarksdale. Ha in William Moore un patrigno che non si domestica alla terra specchio del contadino Moore William cui non basta la mano realtà, il seme realtà, la stagione, il pendere delle gambe e la schiena verso lo specchio terra lavoro. Riconosciuto dagli occhi degli altri e famoso, William il patrigno di John Lee Hooker Moore è musicista, non suona che il blues sulla chitarra nelle friggitorie, nelle serate danzanti.
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Poi alla casa chitarra cassa ponte sei corde di William e John vengono in visita Blind Lemon Jefferson, Blind Blake e Charlie Patton: e quelli basta che parlino e John Lee Hooker impara il blues; e cantano anche e suonano anche. John Lee, che pure canta nella chiesa di Clarksdale, non ama l’agricoltura futuro sudore mentre la musica che l’attornia, le canzoni che respira: questo sì che gli piace e nell’amore si radica l’Io. Chiede al patrigno: «Insegna la chitarra al tuo figliastro» e Moore William acconsente e gli trasmette il battito.
Non sono Davide Orecchio. Cordialmente, Davide Orecchio
Sono rimasto vittima di una biografia infedele. In altri termini, per dirla con Wikipedia, qui ci sono due biografie da disambiguare. Ci ho provato con una mail:
«Gentile signora,
in merito al suo articolo “Davide Orecchio, attore-scrittore testimonial di valori”, pubblicato l’8 dicembre 2013, ritengo utile e doveroso informarla che, per errore, lei ha mescolato due biografie che non hanno molto in comune, se non il nome e cognome e “l’amore per il calcio”.
Per quanto mi riguarda, diversamente da quanto lei scrive, non “prego sempre affinché Dio aiuti la mia famiglia e mio padre che non sta bene”. Né sono “noto al grande pubblico televisivo per aver partecipato a popolari trasmissioni, come, in veste di corteggiatore (…) ‘Uomini e Donne’ e per aver interpretato alcuni ruoli in fiction di Mediaset e Rai”. Neppure sono “apparso su tante riviste”. E non ho “vinto la fascia ‘Un Bello per il Cinema’”. Non studio recitazione e dizione a Roma e non sogno di “fare un film con Giancarlo Giannini”.
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