Ci prova la Stasi (Cronache del Muro #2)

Testa in giù

26 settembre 1989. Il capo della Stasi (la polizia politica della DDR), Rudolf Mittig, ordina ai responsabili territoriali del ministero per la Sicurezza di sabotare i gruppi di opposizione infiltrandosi al loro interno, alimentando “divisioni e disaccordi” e ostacolando la “politicizzazione” del movimento democratico. Lo stesso giorno Erich Honecker mette in allarme le forze armate in vista del 40mo anniversario della fondazione della DDR, nel quale dovrà “essere evitata ogni provocazione”. Il ministro della Difesa, Keßler, rafforzerà la presenza delle truppe a Berlino in vista delle celebrazioni del 6-9 ottobre. Quel giorno è atteso Gorbaciov.

2 ottobre 1989. Ventimila persone partecipano alla dimostrazione del lunedì a Lipsia. La piazza inneggia a Gorbaciov (che tra pochi giorni arriverà a Berlino) e chiede libertà, fratellanza, uguaglianza. L’intervento della polizia provoca diversi feriti e una ventina di arresti. Il giorno prima il Neues Forum, l’associazione che organizza i “Montagsdemo”, ha pubblicato un documento chiarendo che tra i suoi obiettivi politici non c’è la riunificazione con la Germania Ovest. Continua a leggere “Ci prova la Stasi (Cronache del Muro #2)”

Honecker torna dalle ferie e … (Cronache del Muro #1)

honecker

22 settembre 1989. I tedeschi della DDR sono in subbuglio. Il 10 settembre il governo ungherese ha aperto i confini con l’Austria per i cittadini della Germania Est: si sono precipitati a migliaia. Dall’inizio del mese, a Lipsia, è tutta una manifestazione anti-regime con epicentro nella Nikolaikirche. Repressione e arresti finora non hanno funzionato granché. Spazientito, Erich Honecker, Segretario generale del comitato centrale della Sed (il Partito socialista unificato di Germania) prende carta e penna e scrive ai segretari regionali del partito. Pochi ordini perentori: è tempo di farla finita con «provocazioni» e dimostrazioni. E’ tempo di «sradicare il germe di queste azioni ostili, e impedirne la diffusione tra le masse». Bisogna «isolare gli organizzatori dell’attività controrivoluzionaria». L’ordine sarà eseguito?

.
25 settembre 1989. Honecker rientra a Berlino dopo un’assenza per motivi di salute. L’ordine è stato eseguito? Pare di no. Anche questo lunedì, infatti, si tiene a Lipsia la “Montagsdemo” del Neues Forum*. Partecipanti: dai 5 mila agli 8 mila. Richieste della piazza: riforme democratiche, bitte.
.
Il compagno Erich alza il telefono:

«Ehi, dico, non dovevamo reprimerli?»

Fonte: www.chronik-der-mauer.de

Continua a leggere “Honecker torna dalle ferie e … (Cronache del Muro #1)”

Sul film «L’amministratore»

Nel documentario L’amministratore di Vincenzo Marra (Italia, 2013, 84 minuti) sono tutti vecchi. Si va dai 60 anni in su. [ Salvo rare eccezioni. Un immigrato che balla. La figlia. Un muratore. ] Le case mostrano crepe, infiltrazioni d’acqua. Gli attici crollano sui piani inferiori. Il massetto dei bassi non tiene, tra il fango e l’asfalto cresce un binario per topi. La città cade a pezzi. L’amministratore prova a rammendarla. Ammaccato e cinico anche lui.

Donne sessantenni vivono con madri ottuagenarie. Ci si opera agli occhi e del cancro all’intestino. I fratelli si odiano e impoveriscono e decompongono sui divani borghesi di Posillipo. Il guappo ormai ha 80 anni, non è più guappo. I condòmini pagano quello che possono. «I condòmini fetenti non muoiono mai, muoiono sempre quelli buoni», si lamenta l’amministratore nella battaglia per la manutenzione di Napoli e dell’Italia sfibrata che non può andare a buon fine del tutto. Un poco ci va. Senza l’amministratore e il suo daffare tra gli stabili il crollo sarebbe già presente; invece resta un’ombra imminente, una caduta prossima.

Questo film, che mette in scena per la prima volta un amministratore, racconta la tecnica e l’arte di arrangiare la manutenzione. E mostra il confine tra la manutenzione e la decadenza. E ci avverte che la manutenzione sta scomparendo (affiorano dappertutto i segni della decadenza).

Che tristezza. Eppure si ride guardando il film. L’ironia consente il racconto, lo rende possibile? La grammatica e la sintassi di una storia altrimenti indigesta: è questa ironia che ti permette di guardare senza ascoltare o distogliere l’attenzione? L’ironia è forse l’abito che veste una realtà oscena; è il pudore.

In un brano sono evocati due giovani. Un soffitto è crollato e loro «stavano qui, studiavano, per un pelo non sono morti», racconta all’amministratore l’anziana donna delle pulizie. «Adesso se ne sono andati. Hanno paura. Non vogliono più vivere qui». Infatti la stanza è vuota. C’è anche una terrazza sul Golfo, deserta, con le maioliche inumidite dalla pioggia.

I giovani sono diventati parole, ricordo della donna anziana. Non è possibile neppure mostrarli, vederli.