«L’arcano» di Saer, un libro da non perdere

Torna in Italia, grazie a la Nuova frontiera, L’arcano (El entenado, 1983) di Juan José Saer. Invidio chi non l’abbia ancora letto. Saer costruisce un romanzo attorno alla vera storia di Francisco del Puerto, un orfano dell’occidente, un mozzo, un figliastro, che trascorse dieci anni (1516-1527) tra i colastiné del Río de la Plata, indigeni antropofagi.

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Lettera da un amico di mezza età

Un amico mi ha scritto una lettera:

«Caro Davide,
tempo fa un uomo è apparso sullo schermo del mio computer, nella colonna destra della bacheca Facebook, quella che sorveglia la mia età, i miei interessi, le pagine web che ho visitato e che mi porto appresso, gli acquisti che ho fatto o considerato. In effetti mi appare da giorni. Quest’uomo potrei essere io? Potrebbe essere uno come me? Immagino che l’algoritmo di Facebook lo ipotizzi. E vuole convincermi. In che modo? Mostrandomi che lui mi assomiglia ma è peggiore di me, leggermente. In effetti è più grasso e ha meno capelli, sorride infelicemente da una postazione d’ufficio: scrivania, computer, sedia ergonomica, camicia bianca e cravatta, le penne nel taschino, il mouse a portata di mano e a disposizione per il prossimo comando. Continua a leggere “Lettera da un amico di mezza età”

La ricetta dell’Okroška (Anton Čechov, «Il duello»)

«In una giornata d’estate molto calda il medico militare Samojlenko si agita in cucina. Sudato, discinto, urlante, si aggira fra i tavoli; e fra insalate, cetrioli, cipolle, pezzi di carne, uova, salse, erbe, e insomma fra gli innumerevoli ingredienti e condimenti che gli occorrono per preparare una minestra chiamata okroška.

Un po’ imbambolato, l’attendente gli sta dietro porgendogli questo e quello, e raccogliendo ordini: dammi l’olio, vai da Darja per i cetrioli, copri la crema. Corpulento, burbero e bruttarello, Samojlenko, scrive Čechov, “produceva su ogni nuovo arrivato una spiacevole impressione… ma, passati due o tre giorni dal primo incontro, il suo viso cominciava a sembrare straordinariamente buono, dolce e perfino bello”.

Samojlenko prepara il pranzo per i due pensionanti che ospita, lo zoologo Von Koren e il diacono Pobedov appena uscito dal seminario. Von Koren é arrivato nella cittadina sul mar Nero per studiare le meduse; Pobedov per prendere il posto del vecchio diacono ammalato.

Il pranzo comincia subito dopo l’annuncio dello stralunato attendente: é pronto. Gustando l’okroška e poi i cefali lessi con la salsa, i tre parlano di Ivan Laevskij, un giovane impiegato giunto dal nord con l’amante Nadiezda, che si trascina fra scontentezze, pigrizie e irritabilità. Von Koren detesta la lamentosa irresolutezza di Laevskij.

Costui, più o meno nello stesso momento, sta sognando di lasciare Nadiezda, di fuggire a Mosca, di ritrovare abeti, betulle e “zuppa di cavoli, carne di montone con la kascia, storione, birra, in una parola, non la barbarie asiatica, ma la Russia, la vera Russia”.

Nella realtà, Laevskij siede a tavola con Nadiezda, maltrattandola per via della minestra cattiva e nascondendole la notizia della morte del marito (la donna è sposata) per paura di essere costretto al matrimonio. Per Nadiezda che è malata in tavola arriva il kissel con il latte.

Più avanti ci sarà un duello fra Laevskij e Von Koren. Il pretesto (ed è proprio un pretesto): qualche leggerezza di Nadiezda, un po’ avvilita dai rimbrotti di Laevskij e un po’ intrappolata nel suo status di peccatrice. Il risultato: nulla di fatto. O forse no. Per Laevskij è un piccolo scossone e forse smetterà di somigliare a Oblomov.


AGGIORNAMENTO, 18/11/2022

Torna in libreria Pranzi d’autore, grazie a minimum fax. Una nuova edizione delle ricette letterarie di Oretta Bongarzoni. Di Pranzi d’autore ho scritto così tanto, su questo sito, che non riesco ad aggiungere altro. Sono felice di avere trovato un editore che lo riproponesse. Voglio solo festeggiare.


Okroška, Russia 1853

Ingredienti. 300 grammi di carne lessata, 250 grammi di cetrioli freschi, 2 uova sode, 100 grammi di cipolline fresche, 150 grammi di panna acida, senape, sale, zucchero. Un litro e mezzo di kvas. Radicchio (facoltativo).

→ Tritare la carne, i cetrioli, le uova. Affettare le cipolline e cospargerle di sale perché buttino la loro acqua. Mescolare le cipolline con la panna acida e poi con la senape, il sale, lo zucchero. Aggiungere a questo amalgama il tritato di carne, uova e cetrioli; unire anche un litro e mezzo di kvas e, se si vuole, un po’ di radicchio tagliato a striscioline. Al momento di servire aggiungere ghiaccio e cipolline affettate. Per fare l’okroška si possono utilizzare tipi diversi di carne: manzo, vitello, lingua, agnello, volatili. E’ una minestra estiva.

→ Il kvas è una bevanda molto diffusa in Russia che si trova in commercio già preparata. Se si vuole fare in casa, occorrono: pane o biscotti di segale, lievito, zucchero. Per un litro d’acqua prendere 40-50 grammi di pane, 30-40 grammi di zucchero, 2 grammi di lievito. Mettere il pane ben asciugato in un recipiente e versarvi sopra l’acqua bollente. Coprire e lasciare lì per un paio d’ore mescolando ogni tanto. Scolare il mosto ottenuto, aggiungere lo zucchero e il lievito sciolto in acqua fredda. Mescolare e far riposare per 10-12 ore. Quando il kvas comincia a schiumare, filtrarlo con un panno e versarlo in bottiglie di vetro che contengano qualche chicco di uva passa. Aspettare 2-3 ore e poi mettere le bottiglie in frigo. Dopo due o tre giorni il kvas è pronto».

(Da: Oretta BongarzoniPranzi d’autore, Ed. Riuniti 1994, pp. 24-27. Da un po’ di tempo pubblico sul blog le ricette e le pagine tratte da un vecchio libro di mia madre. Chi vuol sapere perché lo sto facendopuò leggere qui.)

Questa è la penultima ricetta che pubblico. L’ultima uscirà a novembre.

Tapioca al latte (Marguerite Duras «Una diga sul Pacifico»)

E’ una sera di lampi e di nuvole che vengono dalla parte del mare. A tavola nella stanza un po’ cadente, Suzanne e Joseph divorano una cena inaspettatamente gustosa. Come sempre dopo una giornata di particolare cupezza o di particolari maltrattamenti nei confronti dei figli, la madre ha preparato un buon pasto.

«Aveva preparato l’intingolo attendendo che essi tornassero dalla montagna. Aveva dovuto andare nella dispensa, sturare una bottiglia di vino bianco e versarne religiosamente nell’intingolo… ella preparava una tapioca col latte condensato oppure delle frittelle di banana o magari un intingolo di fenicottero. Li teneva sempre in riserva per le brutte giornate, quei piaceri».

Al dito di Suzanne c’è ancora l’anello regalatole dal giovanotto che però lei ha respinto. In fondo, di questo la madre è contenta; e anche Joseph («Lei può avere chi vuole. Una volta non lo credevo ma adesso ne sono sicuro»).

I tre vivono in un luogo sull’Oceano Pacifico, nel Vietnam allora colonia francese. Vivono innanzitutto della pazzia della madre che tenta di strappare al Pacifico terra coltivabile; e poi di miseria, incertezza, nostalgia di metropoli illuminate e di abiti nuovi. Ma vivono anche di ineluttabilità che generano ossessioni e livori fangosi, spappolati come frutti tropicali troppo maturi.

Intorno, ci sono la foresta e i villaggi, dove i bambini piccoli mangiano il riso masticato dalle loro madri. I più grandi si arrampicano sui rami dei manghi e ne divorano i frutti.

«Morivano soprattutto del colera dato dai manghi acerbi (…) perché l’impazienza dei bambini affamati di fronte ai manghi acerbi è eterna. Altri annegavano nel rac. Altri ancora morivano d’insolazione e diventavano ciechi. Altri si riempivano degli stessi vermi dei cani randagi e morivano soffocati».

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AGGIORNAMENTO, 18/11/2022

Torna in libreria Pranzi d’autore, grazie a minimum fax. Una nuova edizione delle ricette letterarie di Oretta Bongarzoni. Di Pranzi d’autore ho scritto così tanto, su questo sito, che non riesco ad aggiungere altro. Sono felice di avere trovato un editore che lo riproponesse. Voglio solo festeggiare.


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Tapioca al latte, Indocina 1930

Ingredienti. Un cucchiaio di farina di tapioca per ogni porzione (si può mescolare anche con semola e sago che è una farina ricavata dal midollo di palma), 2 tuorli d’uovo, 2 bicchieri di latte per ogni porzione.
→ Far bollire il latte, versarvi lentamente la farina e far cuocere per circa un quarto d’ora. Se il potage è troppo denso si può aggiungere altro latte. A cottura ultimata, unire i tuorli d’uovo.

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Frittelle di banana, Indocina 1930

Ingredienti. 4 banane, una tazza di farina, 2 uova, sale, mezzo cucchiaio di zenzero o di paprica, olio.
→ Tagliare a metà le banane nel senso della lunghezza. Immergerle per mezz’ora nelle uova precedentemente sbattute nel piatto. In un altro piatto, mettere la farina, il sale, lo zenzero (o la paprica). Scaldare l’olio in padella e friggere le banane dopo averle passate nella farina. La stessa ricetta si può utilizzare anche con gli ananas.

(Da: Oretta BongarzoniPranzi d’autore, Ed. Riuniti 1994, pp. 39-42. Da un po’ di tempo pubblico sul blog le ricette e le pagine tratte da un vecchio libro di mia madre. Chi vuol sapere perché lo sto facendopuò leggere qui.)