Insalata di mele e sedano (Raymond Carver «Cattedrale»)

«Alzò un coperchio e tolse una pentola dai fornelli. Versò del sugo rosso in una scodella e la mise in tavola. Tolse i coperchi dalle altre pentole e controllò che tutto fosse a puntino. In tavola c’erano prosciutto al forno, patate dolci, purè di patate, fagiolini, pannocchie, insalata. Il pane di Fran faceva bella mostra di sé accanto al prosciutto».

A tavola si bevono acqua e latte. Prima di cominciare a mangiare, Bud china la testa e mormora una preghiera.

Fran a Jack sono a cena a casa di Bud e di Olla. Jack e Bud sono colleghi d’ufficio. Prima d’ora le due donne non si sono mai viste.
Fran ha portato del pane fatto da lei. I cibi e la tavola sono solidi, invitanti, gustosi. Perfino nostalgici se confrontati con tutto il resto, con ciò che appunto esiste e si trova al di fuori di quella tavola.

Sul televisore, accanto al vasetto di fiori, c’è il calco di gesso dei denti di Olla prima che fossero raddrizzati. In giardino razzola un pavone che si chiama Joey; ogni tanto emette urla stridule, poi colpisce i vetri delle finestre, infine entra in casa. Olla spiega: ha sempre desiderato avere un pavone, fin da quando era piccola e aveva ritagliato la foto di un pavone da una rivista.

Nella stanza accanto il bebè si è svegliato, lo si sente frignare. Olla si alza e va a prenderlo. «Era il bebè più brutto che avessi mai visto, nessuno escluso. Così brutto che non riuscivo a dir niente. Non c’era parola che volesse venirmi fuori».

«Quella serata in casa di Bud e di Olla fu speciale. Lo capii che era speciale… Seduto lì a tavola chiusi per un istante gli occhi e mi concentrai. Quel che desiderai fu di non dimenticare mai, di mai lasciar perdere quella serata… “A cosa stai pensando, Jack?”, mi chiese Bud. “Così, a una cosa”, risposi. E gli sorrisi».

Al commiato Olla regala a Fran qualche penna del pavone. Penne è anche il titolo del racconto.
.

***

Insalata di mele e sedano, Stati Uniti 1990

Ingredienti. Un gambo di sedano, 2 mele renette, un limone, 2 cucchiai di maionese, una tazzina di panna, qualche noce tritata, sale, insalata verde.
→ Sbucciare e tagliare a fettine le mele, grattugiare il sedano, mettere tutto in un’insalatiera e coprire con il succo di limone. Mescolare la maionese con la panna e il sale e versare sull’insalata. Guarnire con insalata verde e con le noci tritate.
→ Servire subito.

(Da: Oretta BongarzoniPranzi d’autore, Ed. Riuniti 1994, pp. 18-22. Da un po’ di tempo pubblico sul blog le ricette e le pagine tratte da un vecchio libro di mia madre. Chi vuol sapere perché lo sto facendopuò leggere qui.)


AGGIORNAMENTO, 18/11/2022

Torna in libreria Pranzi d’autore, grazie a minimum fax. Una nuova edizione delle ricette letterarie di Oretta Bongarzoni. Di Pranzi d’autore ho scritto così tanto, su questo sito, che non riesco ad aggiungere altro. Sono felice di avere trovato un editore che lo riproponesse. Voglio solo festeggiare.


Dall’alto verso il basso

Noi Viceré,
usciti da una stanza tutta per sé,
navigammo le onde finché approdammo,
nudi e crudi,
in Patagonia.
Ma in questi “viaggi di Gulliver”,
sul sentiero dei nidi di ragno,
di qua dal paradiso
e sulla strada
per il palazzo della luna,
crollammo in un disamore,
nell’inverno del nostro scontento;
e solo Billy Budd poté salvarci
col suo gioco degli occhi.

Torta ripiena di frutta secca (Ivàn Gončarov, «Oblomov»)


Un’altra mattinata persa: non si è lavato, non ha steso il progetto, non ha scritto all’ispravnik né al governatore né al padrone di casa; non ha controllato i conti, non ha dato il denaro. Forse l’altro, pensa Oblomov, avrebbe fatto tutto questo: “L’altro, l’altro… Ma che cos’è questo altro?” L’altro non vive in vestaglia; e poi esce, si muove, conosce, vuole sapere, vuole vivere. Preso dal panico, Oblomov mormora “ma io non sono l’altro“. Rimane steso a letto, però sfiorato “dalla dolorosa percezione che in lui fosse racchiuso, come in una tomba, un principio buono e luminoso, ormai forse già morto, o giacente come l’oro… mentre da tempo si sarebbe dovuto coniare con quell’oro una moneta corrente”.

Poi Oblomov si addormenta e scivola nel sogno in cui compaiono le persone, i luoghi e gli avvenimenti di tanti anni prima. E lì, lui, Oblomov, ha sette anni. Abita nella casa della proprietà di Sosnovka. La njanja lo veste e gli prepara la colazione di panini, biscotti e panna. La madre lo chiama e lo accarezza. Il bambino cammina nel prato, nel cortile, nel giardino. Ma guai se si avvicina al burrone: quello è vietato.

A Sosnovka succedono tante cose. Si arrotano i coltelli per affettare la carne, si controlla il bestiame, si porta l’acqua, si passa in rassegna il guardaroba, si intrecciano merletti. Il padrone sorveglia il lavoro dei servi. La padrona si occupa del pranzo che è “la preoccupazione principale”. Sul pranzo, riunione plenaria ogni giorno. Ognuno propone una pietanza. La padrona deve accettare o respingere “a suo inappellabile giudizio”.

L’attenzione e il da fare per il pranzo aumentano nei giorni di festa, quando i pasti debbono essere lunghi e abbondanti. Allora viene preparato di tutto: vitello, tacchini, pollastrelli, oche, anitre, cacciagione. Kvas, marmellate, biscotti. Di là scorre sangue, di qua si impastano torte che dureranno fino al venerdì successivo.

Il bambino Oblomov di sette anni guarda e osserva tutto. “Egli sa che dopo una mattinata trascorsa in così utile attività arriva il mezzogiorno e poi l’ora del pranzo”.

Dopo il pranzo, l’intera comunità crolla nel sonno.


.


AGGIORNAMENTO, 18/11/2022

Torna in libreria Pranzi d’autore, grazie a minimum fax. Una nuova edizione delle ricette letterarie di Oretta Bongarzoni. Di Pranzi d’autore ho scritto così tanto, su questo sito, che non riesco ad aggiungere altro. Sono felice di avere trovato un editore che lo riproponesse. Voglio solo festeggiare.


***

TORTA DI FRUTTA SECCA, Russia 1850

Ingredienti. 375 grammi di farina, 100 grammi di zucchero, lievito, un bicchiere di latte, sale, 3 uova, 100 grammi di burro, 100 grammi di uva passa, 150 grammi di noci e mandorle tritate, mezzo limone, zucchero a velo, panna montata.
→ Impastare la farina, il latte, lo zucchero, le uova, il sale, il succo di limone, l’uva passa e le noci , fino a ottenere un composto di consistenza simile a quella della pasta di pane.
→ Aggiungere il lievito, lavorare ancora la pasta e poi farla riposare per un’ora. Imburrare e infarinare uno stampo, coprire il fondo con uno strato di mandorle tritate.
→ Stendere la pasta fino a metà stampo e farla riposare fino a che avrà lievitato raggiungendo il bordo. Infornare a calore medio e cuocere per circa 40 minuti.
→ Sfornare, lasciare raffreddare e coprire con lo zucchero a velo. Tagliare la torta trasversalmente e farcirla con la panna montata. Conservare in frigo.

(Da: Oretta BongarzoniPranzi d’autore, Ed. Riuniti 1994, pp. 51-55. Da un po’ di tempo pubblico sul blog le ricette tratte da un vecchio libro di mia madre. Chi vuol sapere perché lo sto facendopuò leggere qui.)
.

***

Sabato 13 giugno andrò a parlare dei Pranzi d’autore a Un Fiume di Storie, il festival organizzato, tra gli altri, da Filippo La Porta e Bruna Durante, che ringrazio moltissimo per l’invito. Per me non potrebbe esserci occasione migliore per raccontare (rendere, riprendere, restituirmi) mia madre a 20 anni esatti dalla sua morte. Parleremo di cibo, letteratura e malattia, per forza. Ma alla fine vincerà il cibo, ossia la vita, qui medicata dalla letteratura: credo che qualche ricetta del libro prenderà vita e pietanza, e che potremo mangiare.

Qualche ragionamento su «Purgatorio» di Tomás Eloy Martínez

Su alfabeta2 del 7 giugno 2015 ragiono su Purgatorio (Edizioni Sur), l’ultimo romanzo dello scrittore argentino Tomás Eloy Martínez.

Quando un regime inventa storie, alla letteratura cosa resta da fare, assecondarle o contestarle? Il regime è uno scrittore dozzinale, crea trame modestamente fittizie. Simile a un abito lacerato da buchi, il racconto maldestro che il regime cuce non nasconde appieno la realtà che pretende di mascherare; dagli squarci la verità affiora, e chi ha coraggio la vede. Dunque bisogna credere o dubitare? Sottomettersi alle menzogne ansiolitiche (oppure ansiogene, se occorre che siano) o cercare il vero, sebbene feroce, e quindi resistere? E come si deve ricordare (o dimenticare), e raccontare, un’epoca atroce?

L’ultimo libro di Tomás Eloy Martínez (1934-2010, già autore del capolavoro Santa Evita, tra i più importanti scrittori argentini degli ultimi decenni) espone un problema non solo politico ma letterario, e ha il grande pregio di non risolverlo.

PROSEGUE QUI

6 novembre 2023