→ Da un po’ di tempo pubblico sul blog le ricette tratte da un vecchio libro di mia madre. Chi vuol sapere perché lo sto facendo, può leggere qui.
AGGIORNAMENTO, 18/11/2022
Torna in libreriaPranzi d’autore, grazie a minimum fax. Una nuova edizione delle ricetteletterarie di Oretta Bongarzoni. Di Pranzi d’autore ho scritto così tanto, su questo sito, che non riesco ad aggiungere altro. Sono felice di avere trovato un editore che lo riproponesse. Voglio solo festeggiare.
Un’altra mattinata persa: non si è lavato, non ha steso il progetto, non ha scritto all’ispravnik né al governatore né al padrone di casa; non ha controllato i conti, non ha dato il denaro. Forse l’altro, pensa Oblomov, avrebbe fatto tutto questo: “L’altro, l’altro… Ma che cos’è questo altro?” L’altro non vive in vestaglia; e poi esce, si muove, conosce, vuole sapere, vuole vivere. Preso dal panico, Oblomov mormora “ma io non sono l’altro“. Rimane steso a letto, però sfiorato “dalla dolorosa percezione che in lui fosse racchiuso, come in una tomba, un principio buono e luminoso, ormai forse già morto, o giacente come l’oro… mentre da tempo si sarebbe dovuto coniare con quell’oro una moneta corrente”.
Poi Oblomov si addormenta e scivola nel sogno in cui compaiono le persone, i luoghi e gli avvenimenti di tanti anni prima. E lì, lui, Oblomov, ha sette anni. Abita nella casa della proprietà di Sosnovka. La njanja lo veste e gli prepara la colazione di panini, biscotti e panna. La madre lo chiama e lo accarezza. Il bambino cammina nel prato, nel cortile, nel giardino. Ma guai se si avvicina al burrone: quello è vietato.
A Sosnovka succedono tante cose. Si arrotano i coltelli per affettare la carne, si controlla il bestiame, si porta l’acqua, si passa in rassegna il guardaroba, si intrecciano merletti. Il padrone sorveglia il lavoro dei servi. La padrona si occupa del pranzo che è “la preoccupazione principale”. Sul pranzo, riunione plenaria ogni giorno. Ognuno propone una pietanza. La padrona deve accettare o respingere “a suo inappellabile giudizio”.
L’attenzione e il da fare per il pranzo aumentano nei giorni di festa, quando i pasti debbono essere lunghi e abbondanti. Allora viene preparato di tutto: vitello, tacchini, pollastrelli, oche, anitre, cacciagione. Kvas, marmellate, biscotti. Di là scorre sangue, di qua si impastano torte che dureranno fino al venerdì successivo.
Il bambino Oblomov di sette anni guarda e osserva tutto. “Egli sa che dopo una mattinata trascorsa in così utile attività arriva il mezzogiorno e poi l’ora del pranzo”.
Dopo il pranzo, l’intera comunità crolla nel sonno.
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AGGIORNAMENTO, 18/11/2022
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TORTA DI FRUTTA SECCA, Russia 1850
Ingredienti. 375 grammi di farina, 100 grammi di zucchero, lievito, un bicchiere di latte, sale, 3 uova, 100 grammi di burro, 100 grammi di uva passa, 150 grammi di noci e mandorle tritate, mezzo limone, zucchero a velo, panna montata. → Impastare la farina, il latte, lo zucchero, le uova, il sale, il succo di limone, l’uva passa e le noci , fino a ottenere un composto di consistenza simile a quella della pasta di pane. → Aggiungere il lievito, lavorare ancora la pasta e poi farla riposare per un’ora. Imburrare e infarinare uno stampo, coprire il fondo con uno strato di mandorle tritate. → Stendere la pasta fino a metà stampo e farla riposare fino a che avrà lievitato raggiungendo il bordo. Infornare a calore medio e cuocere per circa 40 minuti. → Sfornare, lasciare raffreddare e coprire con lo zucchero a velo. Tagliare la torta trasversalmente e farcirla con la panna montata. Conservare in frigo.
(Da: Oretta Bongarzoni, Pranzi d’autore, Ed. Riuniti 1994, pp. 51-55. Da un po’ di tempo pubblico sul blog le ricette tratte da un vecchio libro di mia madre. Chi vuol sapere perché lo sto facendo, può leggere qui.) .
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Sabato 13 giugno andrò a parlare dei Pranzi d’autore a Un Fiume di Storie, il festival organizzato, tra gli altri, da Filippo La Porta e Bruna Durante, che ringrazio moltissimo per l’invito. Per me non potrebbe esserci occasione migliore per raccontare (rendere, riprendere, restituirmi) mia madre a 20 anni esatti dalla sua morte. Parleremo di cibo, letteratura e malattia, per forza. Ma alla fine vincerà il cibo, ossia la vita, qui medicata dalla letteratura: credo che qualche ricetta del libro prenderà vita e pietanza, e che potremo mangiare.
E’ all’ora del tè che l’uomo e la donna (protagonisti del racconto Psicologia della Mansfield) si incontrano: nel salotto di lei che mette su il bollitore. Lui si toglie il cappotto. E si siede («Era deliziosa, questa faccenda del tè – e lei aveva sempre tante cose da mangiare: piccole tartine piccanti, biscottini di mandorle dolci, e una torta scura, succulenta che sapeva di rum – ma era sempre un’interruzione»). Lei taglia la torta e dice: «Mangiala con immaginazione. Rotea gli occhi, se puoi, e gustala dal profumo. Non è una tartina tolta dal sacchetto del cappellaio, è il tipo di torta che meriterebbe di essere nominata nella Genesi». Certo, loro due parlano, sorridono, comprendono, si comprendono. Con gentilezza, misura, perfino avarizia. Improvvisamente «rimasero muti per puro sgomento». Finché lui non se ne va: ha un appuntamento.
Pomeriggio malinconico di parole e gesti mancati, di buone maniere, di piccoli addii e piccoli errori, forse nemmeno irreparabili.
AGGIORNAMENTO, 18/11/2022
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SOUFFLÉ AL RUM
Ingredienti 100 grammi di zucchero un cucchiaio abbondante di farina burro 3 tuorli d’uovo 4 chiare d’uovo poco meno di un quarto di latte 6 savoiardi un bicchierino di rum zucchero al velo
→ Mettere in casseruola sul fuoco un bicchiere e mezzo di latte e 50 grammi di zucchero; a parte, sciogliere in una tazza una bella cucchiaiata di farina con mezzo bicchiere di latte freddo, ottenendo una pastella colante. Quando il latte nella casseruola bolle, unire la pastella, mescolando bene. Far cuocere per due minuti sempre mescolando, fino a ottenere una colla densa. Spegnere il fuoco, aggiungere 15 grammi di burro, lasciare freddare un po’ e poi aggiungere uno alla volta i tuorli d’uovo. → Montare le chiare a neve e unirle al composto (completamente freddo), cominciando con mezza cucchiaiata e poi via via versando tutto il resto. Imburrare uno stampo da soufflé (capienza un litro e mezzo) e versarvi due cucchiaiate di zucchero, facendolo aderire dappertutto. → Tagliare i savoiardi a dadini e spruzzarli di rum. Mettere nello stampo una strato di composto, poi sopra i dadini, poi, ancora, il composto; e così via, terminando con il composto e badando che il tutto non superi la metà dello stampo. Infornare a calore medio e far cuocere per mezz’ora. Nel forno, il soufflé cresce e raggiunge il bordo dello stampo. Cinque minuti prima di estrarre il soufflé dal forno, spolverizzare con zucchero a velo che formerà una strato caramellato.
(Da: Oretta Bongarzoni, Pranzi d’autore, Ed. Riuniti 1994, pp. 136-137. Da un po’ di tempo pubblico sul blog le ricette tratte da un vecchio libro di mia madre. Chi vuol sapere perché lo sto facendo, può leggere qui.)
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P.S. Oggi, bellissima sorpresa, Marco Filoni scrive dei Pranzi d’autore sulla sua rubrica BARWEB, a pagina 7 del Venerdì di Repubblica.
Scrive Maupassant: «Fu un banchetto semplice e breve, contrariamente agli usi normanni». Si trattava (nel romanzo Una vita) della festa di nozze di Giovanna, figlia del barone e della baronessa Le Perthuis, e del visconte Giuliano di Lamare. Non può non aver pensato, Maupassant, ai banchetti normanni descritti da Flaubert, tutt’altro che semplici e brevi; appunto, differenziandosi.
A questa festa di nozze e al ballo all’aperto partecipa tuttavia il villaggio al completo. Gli alberi del parco sono illuminati da lampioncini appesi e, sotto, tutti, uomini e donne, «danzavano in tondo urlando un’aria di danza selvaggia».
Dai grandi barili vengono versati senza sosta sidro e vino. «E i ballerini assetati, i vecchi tranquilli, le ragazze pazze in sudore si pigiavano, tendevano le braccia per afferrare a turno un recipiente qualsiasi e versarsi a gran sorsi nella gola il liquido preferito, rovesciando la testa all’indietro».
Sul tavolo ci sono pane, burro, salsicce, formaggio: rinfresco assai rustico per essere dato in occasione di un matrimonio fra nobili. Tuttavia, con un che di feudale: la festa è aperta a tutto il paese e non a un elenco limitato di invitati.
Poco tempo prima, un banchetto molto più rituale ha celebrato il varo di una barca costruita a spese del barone e chiamata Giovanna in onore della figlia. Sono stati ordinati fiori, confetti, dolci («…un carro entrò nella corte, e vi si leggeva su un fianco: “Lerat, pasticcere a Fécamp. Servizi per nozze”»).
Dopo il varo, un gran pranzo per sessanta persone, tra cui prelati, il sindaco e la sindachessa. E durante il pranzo, Giuliano di Lamare ha chiesto a Giovanna di sposarlo.
AGGIORNAMENTO, 18/11/2022
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La ricetta del pane Francia 1880
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Da: Oretta Bongarzoni, Pranzi d’autore, Ed. Riuniti 1994, pp. 86-89. Da un po’ di tempo pubblico sul blog le ricette tratte da un vecchio libro di mia madre. Chi vuol sapere perché lo sto facendo, può leggere qui.)