Ho sognato che stavo a New York anni 80. Forse Hell’s Kitchen. Alle prese con un gruppo di teppisti. Dalla mia stanza, scostando la tenda, li vedo che provano a rubare un’auto. Vedo un messicano enorme: gli faccio cenno di andarsene. Poi per la follia del sogno esco in strada e loro m’inseguono. Il messicano mi blocca da dietro e solleva. Di fronte, un nero o portoricano mi riempe di pugni. Arriva la polizia e spara al capo, Peter Falk giovane, molto giovane, che muore dissanguato in un sottoscala piangendo e chiamando la fidanzata. Lo so, non è un sogno politically correct, ma ieri ho mangiato pesante.
Mi scrive un lettore di Città distrutte
“Buonasera Davide
Sono un impiegato, sono un lettore.
Le faccio i complimenti per il suo bellissimo libro, che mi è capitato tra le mani alcune settimane fa (devo ringraziare i sorprendenti scaffali della Biblioteca della città in cui vivo). Non riesco a togliermi dalla testa i sei racconti, che nel frattempo ho acquistato. Di tanto in tanto sfoglio il libro … che meraviglia la sua scrittura poco convenzionale, che meraviglia la sua ragnatela di storie, finzioni, destini. È un libro denso e ricchissimo, che sto consigliando a tutti gli amici.
Di nuovo, “bravo!”, spero di poter leggere di lei nei prossimi tempi (in rete ho trovato anche “Johnny Tossi”, notevole)”.
Gli ho risposto e l’ho ringraziato. Ma non è facile trovare le parole per rispondere “grazie” a una mail così emozionante.
Festivàl. Un colloquio con Filippo La Porta
Come si evince dal post precedente, sono stato a Lucera. Ospite del Festival della letteratura mediterranea. Ho fatto qualche domanda a Filippo La Porta nel corso di un colloquio a due. Siamo partiti dai suoi ultimi libri (Meno letteratura, per favore!, e Un’idea dell’Italia) per capire che scenario si è raffigurato La Porta della letteratura italiana odierna. Abbiamo parlato di libri e letture necessarie, di ebook, blog e rete.
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