«Ognuno di noi nella sua vita ha un punto conficcato come un chiodo al quale lo lega un elastico. Cerca d’allontanarsi; al prezzo di sforzi sovrumani avanza nel corso dei giorni, dei mesi e degli anni. Ma più si discosta, più l’elastico si tende e lo trattiene. E quanta più strada farà, tanto più violento sarà il rinculo quando il chiodo lo richiamerà a sé, forte della sua stessa forza: poiché la potenza dell’elastico l’avrà alimentata egli stesso, un passo dopo l’altro, fino al momento che, esausto, sarà stato costretto a fermarsi» (Patrice Vuillarde, Dynamique des abandons, Paris 1983, p. 123).
Categoria: Leggere/Scrivere
Alice Munro, un felice Premio Nobel (a parte gli scherzi)



A parte gli scherzi, Alice Munro è una grandissima scrittrice. E questo è un Nobel entusiasmante e che dà gioia. Lo spiega bene Emanuele Trevi all’Adnkronos:
«E’ un premio Nobel indiscutibile ed eccezionale. E’ una scrittrice di una qualità simile a quella di Cechov, uno dei rari miracoli della letteratura contemporanea». «Se potessimo fare una classifica potremmo dire che è un numero uno. Il Nobel, in questo caso, non è stato assegnato alla carriera, ma fotografa la qualità eccezionale di un’opera in progress. All’interno di un albo nel quale sono state fatte, ultimamente, scelte discutibili, ora il Nobel ha compiuto una scelta eccezionale. Spesso, invece, sono state fatte delle scelte di compromesso».
Un ragazzo somalo
Un milione d’anni fa ecco Mohamed. Fuggiva da Mogadiscio per salvarsi la vita. Lo rinchiudevano cinque mesi a Ganfuda prigione libica di Bengasi e «il direttore della prigione si chiama Ibrahim, lui ha deciso che se vuoi essere libero devi pagare denaro». Mescolava la scabbia, le zecche, i soldi, la libertà, confezionava la vela, costruiva la zattera e «c’è questa grande nave» e «noi eravamo 260» e «qualcosa del genere» e «troppa gente». Ma: Portopalo. Ma: un’ascesa. Verticale. Verso Perugia. Cammino nel sacrosanto diritto del profugo a vivere. Fabrizio Ricci raccolse la storia nel video. Mohamed raccontò, mostrò, spiegò. Era infermiere. A Mogadiscio. Disse del viaggio. Disse: «Come animali». Oggi è uomo, nel suo diritto, infermiere, lavora da noi, in una clinica, «non posso lamentarmi», spiega, «di come vanno le cose». La famiglia è venuta a trovarlo. La famiglia è tornata in Somalia. Nel video, un milione di anni fa, aveva lo sguardo scottato. Diceva (a Fabrizio, grazie a Fabrizio): «Fate qualcosa». «Fate qualcosa di diverso». Diceva: «Non respingeteci». «Come animali».
We are family
Ecco la lista dei miei amici mancati. La famiglia immaginaria.
Avrei voluto che, a 10 anni d’età, Huckleberry Finn fosse stato al mio fianco. A 17 quel posto l’avrei regalato al grande Meaulnes e al giovane Holden. A 20 a Ulises Lima e Arturo Belano. Verso i 30 anni ecco che mi accompagno a Swann. Nei 40: Bernardo Soares, Pierre Bezuchov e Klara Sax. Klara Sax resta anche a 50 e a 60. Klara Sax mi piace, è più di un’amica.
Sul trono del padre siede ancora lui: Bezuchov. La madre che metto al mondo è Hannah di “Michael mio”.
Se poi nel mio mondo ci fosse stato un Dio, avrei voluto un Dio creato da Kurt Vonnegut; un Dio tollerante che avesse consentito ribellioni contro la realtà, controrealtà.
Come sorelle le “Piccole donne”. Come fratelli i partigiani di Beppe Fenoglio.
E le sue parole, se questo mondo di amici fratelli e sorelle fosse esistito, avrebbero obbedito allo stile di Parise e di Borges. Uno stile sole e uno stile luna. Sole e luna servono anche al mondo che non c’è.
