Dieci anni fa, su Nazione Indiana, pubblicai un pezzo tra invenzione e ricostruzione dedicato al 25 aprile di mio padre. Lavoravo da tempo sulla vita della persona dalla quale provengo, vita che, tra adesione al fascismo, riscatto nella Resistenza e nel comunismo, conoscevo molto poco. Avevo pubblicato un racconto-biografia infedele su di lui nella mia prima raccolta edita, e stavo proseguendo il lavoro. Oggi ho pubblicato un racconto sull’8 settembre.
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È stato un magnifico 25 aprile
Un post che può anche essere muto. Il tutto è accaduto a Roma, tra Porta San Paolo e Garbatella, in un giorno di sole.


A Fahrenheit per parlare di Joseph Ponthus
Spero di avere reso un buon servizio a Joseph Ponthus e al suo davvero indimenticabile “Alla linea” (Bompiani), parlandone oggi, ospite di Fahrenheit Radio3. Che un lavoratore scrittore prenda la parola e racconti, e lo faccia con questo talento; che gli sia data la parola: è un fatto raro del mondo, editoriale e non. Sentivo quindi l’ingiustizia di essere lì al posto suo. Ma purtroppo Ponthus non c’è più, quindi chi di noi ha ammirato il suo romanzo deve per forza prendere la parola, brevemente, concisamente, per poi restituirla a un libro che è lì e aspetta il suo lettore.
Per chi volesse approfondire, qui il podcast della trasmissione.
[Qui invece la mia recensione su Domani]
Addio Gorby
Perdonatemi. Io su Gorbačëv non riesco a scrivere nulla di più rispetto a quanto ho scritto nel mio romanzo. Fu l’ultima illusione di un mondo che si avviava a morire. Era l’uomo dell’eutanasia. Io – giovane giovane – politicamente gli volevo bene. Ma ero irrilevante. E queste pagine non riguardano me.



La foto di Gorbačëv, in licenza CC, è tratta da Wikipedia e Flickr.
