Dialogo sui figli d’arte

Alfa e Karma siedono al tavolo, nella stanza. Sulla parete alle spalle di Alfa è appesa una cartina dell’Italia. Sulla parete opposta, alle spalle di Karma, è appesa una bandiera dell’Italia. Sul tavolo c’è un paio di forbici. In un angolo della stanza c’è una stufa di ghisa spenta.

Karma – H. è un avvocato. Suo figlio, anche lui un avvocato, dice di sentirsi felice solo quando gioca a tennis.

Alfa – Così come M., anche suo figlio è un giornalista. Scrive di cronaca ma la sua passione sono gli esteri, ed è contento solo quando viaggia.

Karma – Il figlio di G. è metalmeccanico, non diversamente dal padre. Ma lavora per un’azienda che lavora per un’azienda che lavora per un’altra azienda, e ha uno strano contratto. Inoltre avrebbe preferito studiare. Non credo che sia felice.

Alfa – L. è professore universitario. C., la moglie di L., è professoressa universitaria. Hanno due figli, professori universitari. Nessuno di loro ama la vita di facoltà, dove “ogni giorno – dice L. – tutti fanno la guerra a tutti”.

Karma – Ma per L., sua moglie e i suoi figli un mestiere fuori dell’università sarebbe disonorevole.

Alfa – Esatto. Disonorevole e disprezzabile.

Karma – B. è disoccupata e non ha mai cercato lavoro. Anche la madre di B., da sempre disoccupata, non ha mai cercato lavoro. B. e la madre guardano molta televisione.

Alfa – Lo so, per ore e ore.

Karma – E qualche volta la notte piangono, ognuna nella sua stanza.

Alfa – Io le ho sentite ridere. F. invece sta con la camorra, e suo padre stava con la camorra, e suo nonno pure. F., però, è più contento se va su internet e pubblica video e foto di alberi, ed è meno contento di sparare e mettere paura.

Karma – N. è figlio di K., che quarant’anni fa stava nelle Br. Si dice che anche N. sia accusato di stare nelle Br, e l’hanno arrestato. Continua a leggere “Dialogo sui figli d’arte”

Dialogo del cerchio

Foto di Anitacanita, da Flickr
Foto di Anitacanita, da Flickr

Al centro della stanza c’è un cerchio di plastica, appeso al soffitto per una corda e un gancio, sollevato cinque centimetri da terra, con un raggio di due metri. Il colore del cerchio è verde. Il cerchio oscilla al soffio di una corrente che viene dalla finestra socchiusa sul lato della stanza. Non diversamente, una trottola oscilla sotto lo sguardo di un bambino che gioca.

Alfa siede davanti al cerchio e lo fissa pensando ad altro. Entra Karma e dice: “Saltiamo nel cerchio”.

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La cassaforte del fascismo

Estratto dal diario di D.O., Londra, 25 settembre 1925

“Arriva da Parigi, mittente anonimo (ma è Tirsi di sicuro) e staffetta elusiva, l’elenco completo dei finanziatori del fascismo dal 1921 al marzo di quest’anno. Ci sono tutti i nomi: industriali, agrari, massoni, aziende pubbliche e private, bottegai, conti, principi, avvocati, notai, cantieri navali, cartiere, geometri e cavalieri, concerie e saponerie, bottonifici, editori, armatori.

Accanto a ogni nome le lire versate. Trascrivo a caso: Acquedotto di Palermo: 2000 lire, Società italiana per la fabbricazione dell’alluminio: 1000 lire, Banca agricola milanese: 1000 lire, Banca Bergamasca: 10.000 lire, Banca nazionale di Credito: molteplici versamenti da 10.000 e 45.000 lire. E tante altre banche, troppe. Rusconi: 500 lire, Piaggio: 2000 lire, Brioschi: 2000 lire, Armatori Riuniti: 1000 lire, Istituto romano beni stabili: 100.000 lire, Calzaturificio Bernina: 500 lire, Industria bottoni Binda, Milano: 500 lire, Birrerie meridionali: 1500 lire.

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