La prima copia

Storia aperta, romanzo Bompiani, esce il 15 settembre. Il 9 settembre ho ricevuto la prima copia. Una coincidenza non da poco. Un altro 9 settembre, quello del 1943 – il giorno dopo l’armistizio, il giorno delle scelte – sta nel centro del libro e cambia la vita del protagonista. Spero di averla raccontata bene, questa vita. Mi ha illuminato e motivato a studiare, e poi a scrivere, per molti anni. È impressionante che non mi faccia più compagnia, che non sia più un progetto. È lì sopra al tavolo, anche un po’ inerme, e fuori da me.

Il futuro delle città è la sicura decadenza

«Abd al-Rahman I fece di Cordova la sede di un regno precario e minore, e non seppe di aver fondato la capitale dell’Occidente, di un mondo aspro e rurale in cui le strade erano insicure e le città tetri villaggi fortificati contro le invasioni. A Cordova Abd al-Rahman si salva e si purifica, si fa re e forse tiranno e fonda una dinastia ribelle che durerà circa trecento anni: grazie a lui e alla sua stirpe, Cordova, in contraccambio di ciò che gli ha dato, riceve una gloria che sarà ricordata ed esaltata in capo a un millennio. Il suo splendore e il suo nome sopravviveranno fino a questo stesso momento in cui scrivo, e le mie parole, questo libro, sono conseguenza di azioni non ancora estinte, braci di un fuoco che il tempo non ha potuto spegnere. L’eco di quei giorni non si è cancellata. Rimane nei libri, nella fantasia, nella memoria, nelle rovine. Viaggiatori morti mille anni or sono continuano a portare notizie di quella città che cerchiamo nella città di oggi, viva moneta che mai tornerà a ripetersi. Nella vita delle città, come in quella degli uomini, vi sono alcune ore di pienezza sepolte poi sotto la cenere. La Cordova degli omayyadi prosperò per poi perire, si fece grande e potente per essere poi desolata. Ma già Ibn Khaldun scrisse che il futuro delle città e delle dinastie è la sicura decadenza».

Antonio Muñoz Molina, La città dei califfi. Cordova tra favola e realtà, Feltrinelli, Milano 1996, pp. 48-49 (traduz. di Gianni Guadalupi).

Posso consigliare anch’io qualche libro?

Ci sono cascato anch’io. Spero mi perdonerete la presunzione. Segnalo i volumi qui sotto, in ordine casuale e non classificatorio.

 

Il denaro

«La storia è solo una sequela di pagamenti, quanto più esorbitanti tanto meglio. L’unica cosa che è cambiata è la forma del credito» (p. 69).

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«Il vuoto è la natura.

Ma come riempire eccessivamente il mondo? Il “pieno”, per definizione, non lo è mai “troppo”.

La risposta di Espina era il denaro e le sue quantità. Infatti, nulla può essere eccessivamente occupato, se non quando si tratta di oggetti concreti. L’eccesso è un epifenomeno del denaro, ed è dubbio che possa esserci eccesso se non ci sono immense e incommensurabili quantità di denaro» (p. 73).

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«Il denaro è sempre stato un elemento dissolvente. Ma la quantità stessa è dissolvente. La quantità di specie nel mondo dissolve la natura. La quantità della natura dissolve l’essere umano. Come potrebbe non essere un cataclisma la carta moneta, in cui la quantità è tutto ed è sempre sul punto di moltiplicarsi?» (pp. 156-157).

César Aira, Ema, la prigioniera, Bollati Borighieri, Torino 1991, traduzione di Angelo Morino.

 

Aira