Caro fratello, da alcune settimane sono arrivato a Città del Messico

E’ trascorso qualche mese e inizia l’inverno quando Kauder già convinto di non interessare più a nessuno e potersi ferire nel suo solipsismo riceve una lettera per mano di un viaggiatore di passaggio.

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Viene da Georg e le preferirebbe rogne o torture ma deve leggerla e lo fa con nausea:

Ho ritrovato l’eleganza e l’unicità dei palazzi di Torino e Milano insieme alla raffinatezza dei quartieri parigini e berlinesi

«Caro fratello, da alcune settimane sono arrivato a Città del Messico e già posso affermare che nessuna capitale europea è tanto bella. Se vedessi questi luoghi te ne innamoreresti quanto me; c’è in loro qualcosa di esotico e domestico insieme. Ho ritrovato l’eleganza e l’unicità dei palazzi di Torino e Milano insieme alla raffinatezza dei quartieri parigini e berlinesi. Le strade sono rettilinee e ampie, e ciascuna procede o da est verso ovest oppure da nord verso sud. Su ogni lato gradevoli marciapiedi di pietra da costruzione, opera del conte di Revillagigedo, autore di numerosi restauri a México dei quali la cittadinanza gli è ancora grata. Fu lui, ad esempio, a ordinare il rinnovamento della Piazza Grande da cui sono appena tornato ora che mi accingo a scriverti.

Immagina che un tempo questa piazza era gremita di capanne di indigeni e banchi dove la gente comprava frutta e verdure. Non c’è descrizione che possa far rivivere lo sporco e il subbuglio di un luogo che adesso, invece, si mostra perfettamente in ordine. Sulla piazza affacciano la cattedrale, costruita con pietre rettangolari e munita di due belle torri ornate di statue, e il palazzo del viceré. Alcuni anni fa il conte di Revillagigedo ordinò la ricostruzione del lastrico così da ottenere spazio per una delle scale che salgono alla cattedrale: fu in quell’occasione che vennero alla luce due enormi sculture di pietra indigene.

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Cinque citazioni da Čechov

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«Ma all’improvviso… Nei racconti si trova spesso questo “all’improvviso”. Gli autori hanno ragione: la vita è così piena di cose inaspettate.»

(La morte dell’impiegato).

«Gli infelici sono egoisti, cattivi, ingiusti, crudeli e meno capaci degli sciocchi di comprendersi reciprocamente. L’infelicità non unisce, ma disunisce gli uomini, e perfino là dove parrebbe che gli uomini dovessero essere legati dalla identità del loro dolore, si commettono molte più ingiustizie e crudeltà che in mezzo a gente relativamente contenta.»

(Nemici).

«… Coracini, cavedini, avannotti, chiocciole, ranocchie, tritoni, grossi scarabei di fiume con le zampe spezzate vanno su e giù quell’angusta superficie arrampicandosi sulle carpe e scavalcando le ranocchie. Le rane si arrampicano sugli scarabei, i tritoni sulle rane. Creature piene di vitalità! Le tinche verde scuro, essendo i pesci più cari, godono di privilegi: vengono tenute in una vaschetta a parte, dove non è possibile nuotare, ma almeno non si sta tanto stretti…
“Pesce sopraffino, la carpa!”»

(A Mosca, in Piazza della Pompa).

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Due appuntamenti: Jan Peter Bremer a Roma e WATT a Bookcity

Il 21 e il 22 novembre ecco due appuntamenti che mi coinvolgono. Il 21, alle 18, a Roma presso la libreria Feltrinelli International con Andrea Di Consoli presento lo scrittore tedesco Jan Peter Bremer, autore de L’investitore americano (premio Döblin 2011, L’Orma Editore 2013). Il 22 invece sono a Bookcity per parlare della rivista WATT (che ha ospitato anche un mio racconto, vedi sotto.)  Continua a leggere “Due appuntamenti: Jan Peter Bremer a Roma e WATT a Bookcity”