Biblioteche e homeless. Seattle, San Francisco, Roma

Check in nella biblioteca pubblica di Seattle
Check in nella biblioteca pubblica di Seattle

Le biblioteche americane provano a reinventarsi. A rischio di estinzione, con un volume di consultazioni librarie che si assottiglia, e la minaccia della cultura digitale che incombe, le library aprono le porte ai senza tetto (non le hanno mai chiuse, in effetti), ai disoccupati, agli immigrati. Diventano dei community center.
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Zx Spectrum

È stato il mio primo computer. Era il 1984. Aveva 48k di memoria. I programmi li caricavo da un registratore mono, salvati su cassette a nastro (tipo le TDK). Il registratore era il mio storage esterno. Il monitor, invece, era un vecchio tv Telefunken degli anni 70, in bianco e nero, di quelli che sintonizzavi i canali con la rotellina color argento.

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Brecht-Haus

L’ultima casa di Bertolt Brecht sta nel centro di Berlino, in una via il cui nome è Chausseestrasse e si pronuncia più o meno così: Sciossée schtrasse. Questa casa è anche un museo, ma Brecht – che l’abitò dal 1953 al 1956 insieme alla moglie, l’attrice Helene Weigel – forse non immaginava che sarebbe diventata un museo. O forse sì, visto che ogni gesto e azione dei Grandi è sempre in funzione del ricordo in eterno.
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Dialogo del cerchio

Foto di Anitacanita, da Flickr
Foto di Anitacanita, da Flickr

Al centro della stanza c’è un cerchio di plastica, appeso al soffitto per una corda e un gancio, sollevato cinque centimetri da terra, con un raggio di due metri. Il colore del cerchio è verde. Il cerchio oscilla al soffio di una corrente che viene dalla finestra socchiusa sul lato della stanza. Non diversamente, una trottola oscilla sotto lo sguardo di un bambino che gioca.

Alfa siede davanti al cerchio e lo fissa pensando ad altro. Entra Karma e dice: “Saltiamo nel cerchio”.

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