Se l’autoproduzione è un’utopia, Maurizio Ceccato l’ha portata sulla terra e, a Roma, la libreria Scripta Manent è la sua isola. Se non avete mai incrociato questo geniale illustratore e la sua compagna Lina Monaco, l’occasione buona potrebbero essere i prossimi 5, 6, 7, 8 febbraio. Quattro giorni dedicati a Scanner, un festival delle autoproduzioni italiane.
Io Maurizio Ceccato l’ho conosciuto quando realizzò la seconda, bellissima copertina di Città distrutte. In seguito partecipai al Watt greco, il 3,14: in quel numero del magazine scrittori e illustratori s’incontravano e dedicavano alla classicità e al mito. Uno degli autori presenti, Matteo Nucci, scriveva in un passaggio:
«L’ozio e l’abbandono sono terribilmente invisi ai tedeschi e a tutti i popoli malati di produttività, ignari della forza con cui l’ozio accresce la capacità di stupirsi».
Ho pubblicato su Nazione Indiana una Piccola guida non esauriente alle mostre e iniziative di commemorazione della Prima guerra mondiale. Tra esperienza e ricostruzione, finzione e didattica. L’illusione di rivivere. L’ossessione del ricordare. Uno storify dove ho aggiornato e rivisitato un articolo uscito su Pagina99 a fine agosto 2014. Le mostre in corso sul Centenario della WWI. Londra, Berlino, Francia, Belgio… Gli allestimenti nei musei italiani, le iniziative programmate (da qui al 2018) dal governo italiano. I link utili. Tutto, o molto, ruota attorno a esperienze sensoriali/digitali e memoria. Rivivere “fittiziamente” (ossia grazie a installazioni e multimedia) il passato per farsene un’idea: funzionerà? Un altro aspetto riguarda la proliferazione di siti, portali, archivi online di memorie e reperti. Persone molto più edotte di me mi spiegano che ricerca e riflessione sulla conservazione digitale, i suoi metodi, l’“aspettativa di vita” dei supporti e via dicendo sono avanzate e consapevoli. Però mi colpisce, in questa digitalizzazione della memoria (peraltro affascinante, e “democraticamente” a disposizione dei navigatori), uno slittamento di postura: siamo quasi del tutto nella sincronia, in un presente illusoriamente durevole; mentre mi sembra che stiamo perdendo la funzione diacronica della trasmissione, ci interroghiamo poco (o meno) su quanto resterà di questa mole di reperti intangibili. Forse mi sbaglio, ma a me vengono in mente i banchi di memoria ne “La città e le stelle” di Arthur C.Clarke: lì, nei computer, era archiviata la storia plurisecolare della città; ma l’umanità era del tutto smemorata e congetturava falsi miti sul passato. Nei memory banks risiedeva una memoria non consultabile, occulta, inutile. Non vorrei che in futuro tutto questo fosse destinato all’avaria.
Pereira, redattore della terza pagina di un piccolo giornale di Lisbona, mangia soprattutto frittate: quelle che gli cucina la portiera e quelle che ordina al Cafè Orquídea dove passa molto del suo tempo. Questo lui vorrebbe dire al dottor Cardoso, il medico della clinica talassoterapica di Parede che lo interroga sulla sua alimentazione. «Ma provò vergogna e rispose diversamente. Alimentazione variata, disse, pesce, carne, verdura, sono abbastanza parco nel cibo e mi nutro in maniera razionale. E la sua pinguedine quando ha cominciato a manifestarsi?, chiese il dottor Cardoso.»
La sera, a cena, Cardoso gli suggerisce di prendere pesce arrosto o bollito ma Pereira insiste per la sogliola alla mugnaia con carote al burro. D’accordo, concede il dottore, le prendo anch’io. Ed è gustando la sogliola e poi una macedonia di frutta che Cardoso espone a Pereira la sua teoria della confederazione delle anime e dell’Io che non è uno ma molteplice, con egemonie di volta in volta diverse. Invece al Cafè Orquídea di Lisbona, dove fra l’altro Pereira fissa gli appuntamenti a Monteiro Rossi e alla sua fidanzata Marta, il menú è obbligatorio. «Cosa vuole mangiare? Qui servono solo omelettes alle erbe aromatiche e insalate di pesce. Prenderei due omelettes alle erbe aromatiche, disse Monteiro Rossi, scusi se le sembro sfacciato, ma oggi ho saltato il pranzo. Pereira ordinò tre omelettes alle erbe aromatiche e poi disse: e ora mi racconti i suoi problemi.»
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OMELETTE ALLE ERBE, Portogallo 1938
Ingredienti 2 uova a porzione; sale; pepe; prezzemolo; cerfoglio; dragoncello; erba cipollina; burro. Preparazione Tritare finemente le erbe (complessivamente debbono essere un cucchiaio a porzione). Unire metà delle erbe alle uova sbattute nel piatto, insieme con sale e pepe, e cucinare l’omelette: far sfrigolare il burro in padella, gettarvi le uova sbattute, cuocere sollevando i bordi della frittata e facendo scivolare il liquido sotto. A fine cottura, inclinare la padella, facendo dunque scivolare l’omelette, e poi con un coltello, rapidamente, ripiegare la frittata verso il centro. Prendere l’altra metà della erbe, mescolarla con burro fuso e versarla sull’omelette già nel piatto. .
(Da Oretta Bongarzoni, Pranzi d’autore, Editori Riuniti 1994). Da un po’ di tempo pubblico sul blog le ricette tratte da un vecchio libro di mia madre. Chi vuol sapere perché lo sto facendo, può leggere qui.)
AGGIORNAMENTO, 18/11/2022
Torna in libreriaPranzi d’autore, grazie a minimum fax. Una nuova edizione delle ricetteletterarie di Oretta Bongarzoni. Di Pranzi d’autore ho scritto così tanto, su questo sito, che non riesco ad aggiungere altro. Sono felice di avere trovato un editore che lo riproponesse. Voglio solo festeggiare.